Dicono di te
Malcom Pagani - Chora e Tenderstories
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Un podcast di interviste in cui personaggi noti del mondo dello spettacolo, della musica e della letteratura si raccontano in modo intimo e inedito. Condotto da Malcom Pagani, ogni episodio esplora ricordi dimenticati e momenti sorprendenti delle loro vite. Prodotto da Chora Media e Tenderstories, in collaborazione con il Corriere della Sera.
Epizody
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Michele Masneri: «Quelli che sono stati felici adolescenti secondo me sono dei mostri» 23.07.2026 1h 39minEp. 148: Dice che le vecchie zie all'Olgiata non avrebbero mai «l'ascella pezzata» e che Roma ha una capacità «abbandonica» di farti «stare tra le rovine». In questa intervista con Malcom Pagani, Michele Masneri ripercorre le sue radici, diviso fin dall'infanzia tra i nonni paterni "fattivi" e una nonna materna araldica dedita a genealogie e film di Visconti. Fuggito dalla "Pretoria" di Brescia e dalle mitomanie di Gorizia per approdare alla Capitale, il giornalista riflette sulla fauna letteraria e sociale del nostro tempo, partendo dai fari intramontabili del Novecento: dall'Ennio Flaiano capace di non farsi mai inglobare nel "canone" dei giusti, all'Alberto Arbasino "lord inglese" ed esemplare per il suo 100% di presenze in Parlamento. Tra aneddoti leggendari, come i sadici colloqui telefonici di un'estate fantasma con l'ingegnere Carlo De Benedetti, Masneri osserva le nevrosi dell'epoca contemporanea: dall'abitudine di schierarsi in "batteria" per paura di una shitstorm sui social all'esasperazione della purezza morale a tutti i costi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Valerio Aprea: «Nasco disfattista e pessimista. Spero di morire dall'altra parte» 16.07.2026 1h 57minEp. 147: Per lui «tutte le cose terribili della vita che ci possono capitare, dalla più infima alla più clamorosa, non sono morti, ma sono porte oltre le quali scopri che: "Ah, aspetta un po', ma non è la fine, non sono le colonne d'Ercole. C'è il mare». In questa intervista con Malcom Pagani, Valerio Aprea racconta un’infanzia, che ricorda come il periodo «dell'impossibilità decisionale», scandita dal concetto appreso in famiglia per cui «la vita è pericolo», e dalle interminabili notti passate respirando il fumo passivo mentre i genitori giocavano a poker. Dal senso di smarrimento a scuola per paura di perdersi le dinamiche umane al primo corso di recitazione scoperto per caso fuori dalla discoteca Alien, l'attore attraversa i momenti fondamentali del suo percorso: confessa le prime delusioni lavorative, la tesi su Luciano De Feo che gli valse il 110 senza lode in Storia del Cinema, l'elogio alla precisione millimetrica e "sensoriale" di Gabriele Muccino e il legame simbiotico e indissolubile con Mattia Torre, che, dice Aprea, si è solo «andato a levare il dente» prima di lui. «Poi lo dovrò fa' io», conclude. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Francesco Bruni: «Comprendere la regia è un percorso molto lungo e io sono un po' in ritardo» 09.07.2026 1h 21minEp. 146: Dice che, se continuerà a fare il regista, bisognerà che cominci a guardarsi «anche un po' fuori da me». In questa intervista con Malcom Pagani, Francesco Bruni ripercorre il trasloco a Livorno, l'amicizia storica con Paolo Virzì e gli anni della formazione al Centro Sperimentale, tra partite a palletta in corridoio e l'affiancamento a giganti come Suso Cecchi D'Amico e Furio Scarpelli. La conversazione è punteggiata di aneddoti, dal rifiuto di incassare le provocazioni di Claudio Caligari al loro primo incontro, fino all'esperienza con Spike Lee, definita «una delle più grandi delusioni umane e professionali». Passato tardivamente dietro la macchina da presa con "Scialla!", grazie all'intuizione di Beppe Caschetto, Bruni affronta anche il capitolo più crudo della sua vita: un tumore vissuto nell'attesa come un «dead man walking», malattia che ha fatto evaporare vecchi amici, e che gli ha insegnato a misurare il tempo residuo, come Nanni Moretti nella scena del metro in "Aprile". Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Marco Risi: «Di ogni cosa si poteva modificare il senso se si riusciva a riderne» 02.07.2026 1h 27minEp. 145: La sua stagione preferita è l'inverno, preferita all'estate, di cui ha sempre patito il declino della luce e il fatto che, per quanto bellissima, ad un certo punto finisca, esattamente come con gli amori da cui ha sempre preferito sfuggire perché temeva «il finale, il momento tragico». In questa intervista con Malcom Pagani, Marco Risi ripercorre decenni di storia italiana e di spettacolo, dal primo traumatico approccio con il grande schermo davanti alla locandina di "Marcellino pane e vino" alle passeggiate in via Veneto incrociando Federico Fellini. Risi racconta la sua personale visione della regia, ricordando la severità con cui costrinse un giovane Claudio Amendola a «sbagliare» sul set di "Mery per sempre" pur di farlo mimetizzare con la naturalezza dei ragazzi siciliani, e il passato di Silvio Berlusconi come produttore del suo film "Soldati - 365 all'alba". Oggi, forte di una spocchia giovanile ormai superata, Risi si descrive come un uomo malinconico che non si fida «fino in fondo» degli altri, confessando il rovescio della medaglia di una vita dietro la macchina da presa: la spietatezza di un’educazione paterna che però formava i caratteri, il dolore silenzioso per la perdita di amici adorati che oggi non può più «chiamare al telefono» e il privilegio faticoso di stare da soli. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Paola Pitagora: «Sono sempre stata una grande fuggitiva» 25.06.2026 1h 9minEp. 144 Secondo lei, «la vecchiaia è un regalo», un momento della vita in cui la memoria si trasforma in un flusso libero e guizzante, capace di restituire intatti frammenti di un'esistenza straordinaria vissuta sempre da «grande fuggitiva». In questa intervista con Malcom Pagani, Paola Pitagora, all'anagrafe Paola Gargallo, ripercorre decenni di storia italiana e di spettacolo: dai ricordi d'infanzia nella Roma del dopoguerra agli anni folli e turbolenti con i pittori della "scuola di Piazza del Popolo". L'attrice snocciola retroscena, dalle prime «15mila lire a sera» guadagnate come figurante accanto a Renato Mambor, sul set de "La Dolce Vita", alla «peggior cazzata» degli esordi per cui, su suggerimento di Franco Cristaldi, fu spedita a Belgrado per farsi notare dal regista Gillo Pontecorvo che sul set di "Kapò" la liquidò, intimandole di dover perdere almeno «una quindicina di chili» per sperare di ottenere un ruolo. Paola Pitagora svela con lucidità anche i lati più oscuri del successo, dalla genesi de "I pugni in tasca" con Marco Bellocchio e l'irrequieto Lou Castel, un cult eversivo girato gratis, al peso insostenibile delle calunnie subite dopo il trionfo televisivo ne "I Promessi Sposi". Tra il rifiuto dei compromessi che l'ha resa «una grande fuggitiva» e le furiose liti di gelosia finite lanciando un materasso dalla tromba delle scale, Pitagora guarda al futuro senza rimproverarsi nulla se non di essere stata poco pianificatrice, augurandosi che la fine sia breve e trovando la sua personale forma di meditazione nella quiete della solitudine e nel lavare i piatti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Fiorenza Sarzanini: «Non è morto il cinema, non è morto il giornalismo, non è morta la letteratura» 18.06.2026 1h 18minEp. 143: Secondo lei, per fare questo mestiere, «nei posti bisogna starci». In questa intervista con Malcom Pagani, Fiorenza Sarzanini racconta un’infanzia scandita dagli squilli notturni del vecchio telefono SIP e dai ricordi di un padre cronista. Dalle prime cronache di quartiere scritte nascosta «dietro l'armadio dell'archivio» del Messaggero, la condirettrice del Corriere della Sera intreccia la sua storia e i suoi drammi a quelli del Paese: l’anno dell'anoressia affrontato a ventitré anni senza mai smettere di lavorare, la scelta di sfilare in mezzo agli autonomi durante il G8 di Genova nel giorno della morte di Carlo Giuliani e l'immedesimazione nel dolore delle madri dell'Aquila. Tra il rifiuto dei social per proteggere la propria credibilità professionale e la paura quotidiana di subire un "buco" dalla concorrenza, Sarzanini rivendica una «passione sfrenata» che la tiene in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, confessando che l'unico modo per trovare un po' di pace è staccare il telefono e immergersi nel silenzio del mare. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Anna Foglietta: «Quando mai l'arte ha chiesto il permesso di entrare nella testa delle persone?» | LIVE Story Tour 11.06.2026 41minEp. 142: Dice che a lei del «cliché di un femminile rassicurante» non glien'è mai fregato niente. In questa intervista con Malcom Pagani, Anna Foglietta si racconta a partire dal suo legame viscerale con Napoli, che dice essere la sua seconda città, un amore a lungo appesantito dai racconti materni di un dopoguerra di «distruzione, sopraffazione, fame, miseria e abusi». Foglietta spiega di aver fatto propri quei traumi finché la terapia non le ha aperto gli occhi: «Guarda che non è la tua storia». Dalle prime esperienze sul set affrontate con l'ansia legata al «tema della restituzione», l'attrice attraversa le nevrosi e le ferite del suo percorso. Tra il rifiuto per un cinema ruffiano fatto per «compiacere un gusto rassicurante dello spettatore» e il miracolo di un amore nato scrivendosi su Facebook diciassette anni dopo il liceo, Foglietta guarda al futuro convinta che «le vite davvero si possono giudicare solo alla fine», augurandosi però di non smettere mai di emozionarsi davanti a un talento quando «non è addomesticato». Questa puntata è stata registrata live all'appuntamento di Napoli di Story Tour, la rassegna di eventi itinerante che porta le voci più importanti e le storie più coinvolgenti e sorprendenti in giro per l’Italia, un ciclo di eventi firmato Chora Media, Will Media e Enel che porta l’energia del racconto in tutta Italia. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Coez: «Piccole conquiste, piano piano... erano mattoni» 04.06.2026 1h 28minEp. 141: «Giravo per la città e più il mio nome si vedeva e più... io esistevo. Esatto, io esistevo», dice lui, che ha cominciato a comunicare con il mondo facendo graffiti sui muri dei tunnel della metropolitana di Roma. In questa intervista con Malcom Pagani, Silvano Albanese, in arte Coez, ripercorre una carriera che definisce un «miracolo d'ostinazione». Ricorda l'infanzia e le decisioni che lo hanno portato a scrivere testi rap e lo scontro decisivo con un severo professore di fisica che lo gelò chiedendogli: «Ma tu come ti vedi tra dieci anni?». Per costruire quella risposta, Coez ha fatto il facchino, montato palchi fino alle sue prime collaborazioni con Riccardo Sinigallia e Niccolò Contessa, creando un ibrido inedito tra rap e cantautorato. Rifiutando la scorciatoia dei talent show, oggi vive la fama con cautela per non perdere la "vita normale" da cui nasce la sua scrittura, ma ammette di non voler dimenticare le ferite del passato: «Non ci passo sopra con la pialla a certe cose». Coez sarà in tour a partire dall'8 luglio per portare dal vivo il terzo capitolo del suo format cult "From The Rooftop", un progetto che nel tempo è diventato una delle espressioni artistiche più riconoscibili e autentiche del suo percorso, per poi proseguire con 13 date autunnali nei teatri italiani. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Massimiliano Fuksas: «Finisce sempre così. Finisce sempre male il successo» 28.05.2026 1h 28minEp. 140: Quando gli chiedono "che cos'è l'architettura", lui risponde sempre in modo diverso. Questa volta ha detto che «è il tentativo di prolungare la vita oltre i limiti del giorno». In questa intervista con Malcom Pagani, Massimiliano Fuksas ripercorre le tappe di una storia familiare che definisce un «imbroglio» di identità ancestrali, divise tra Lituania, Russia e Austria. Fuksas ricorda una giovinezza irrequieta, vissuta tra pittura e incontri straordinari, dall'apprendistato a bottega dal «burbero» Giorgio De Chirico al viaggio a Cuba dove il mito di Che Guevara si scontrava con la realtà dei tagliatori di canna da zucchero, fino alle cariche della polizia a Valle Giulia affrontate indossando un pullover arancione. Fuksas rievoca le partite a pallone in cui lui era il numero 10 e Pier Paolo Pasolini l'ala destra, l'antipatia viscerale per Alberto Moravia, che considera «un uomo di potere», e l'incontro fatale in Piazza della Rotonda con la moglie Doriana, conquistata promettendole un viaggio in America. Infine, rivendica la sua indole solitaria e la necessità vitale di consumare progetti: avere almeno un'idea nuova al giorno, sostiene Fuksas, è l'unico modo per continuare ad alimentare la suprema «illusione della vita». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Violante Placido: «Io sono una che conserva e perde» 22.05.2026 1h 12minEp. 139: Anche se al teatro è approdata tardi, sente che il rito e la dimensione itinerante del palco appartengono alla sua anima e non ne avverte la fatica, perché ogni sera, tornata a casa, insegue quell’«attimo prodigioso» capace di farla sentire viva e ancorata al presente. In questa intervista con Malcom Pagani, Violante Placido ripercorre un percorso iniziato dopo aver abbandonato l'ambizione delle gare di equitazione, dall'infanzia folgorata al cinema da “E.T.” all'improvviso trasferimento a Los Angeles con la madre, dove studiava «come una formica» all'Actor's Studio inseguendo il mito di Marilyn Monroe. In questa conversazione, l’attrice ricorda l'esordio acerbo in “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, i faticosi «no» detti per rifiutare l'etichetta limitante di «bella e stronza, e la scoperta del padre Michele nelle inedite vesti di regista «durissimo» sul set di “Ovunque sei”. Oggi, fresca di cinquant'anni, un numero che ignora felicemente perché dice di avere «un senso strano del tempo», rifugge la smania contemporanea di condividere ossessivamente il proprio privato, continuando a difendere la sua libertà: il privilegio faticoso di «non farsi condizionare dagli altri». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Francesca Archibugi: «A me piace abbastanza soffrire» 14.05.2026 1h 39minEp. 138: Dice che a lei «soffrire piace abbastanza». In questa intervista con Malcom Pagani, Francesca Archibugi racconta un’infanzia cresciuta in una tribù di «selvaggi». Dalle lezioni al Centro Sperimentale con Furio Scarpelli, la regista attraversa i ricordi dei giganti che l'hanno adottata: confessa il senso di colpa provato dirigendo Marcello Mastroianni, con cui finì a bere nove grappe la sera prima del set, il timore reverenziale per Nanni Moretti e le feroci liti affettuose con Laura Betti. Tra il rifiuto dei premi cinematografici considerati «assurdi» e la fatica di mantenere vivo un amore lungo cinquant'anni, Archibugi guarda al futuro senza nascondere il terrore per la vecchiaia, augurandosi però di non perdere mai l'antico fascino per la marginalità. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Claudia Gerini: «La vita va presa un po' con calma» 07.05.2026 1h 17minEp. 137: Dice che dell'amore ha capito una cosa: «Ta ‘a devi rischia’». In questa intervista con Malcom Pagani, Claudia Gerini racconta un’infanzia romana a Ostia segnata da «acrobazie» economiche, tra la macelleria fallita del padre e il ricordo quasi leggendario delle sorelle lasciate a dormire in macchina mentre i genitori andavano a ballare allo «Scarabocchio». Gerini ripercorre l’amicizia profonda con Gianni Boncompagni — «l’uomo più simpatico mai conosciuto» — e il successo travolgente con Carlo Verdone, faticando poi negli anni a scardinare l'etichetta di “Jessica” per rivelare la propria natura «camaleontica». Tra la rivendicazione di una «romanità carnale» e il rifiuto di atteggiarsi a diva, Claudia Gerini si descrive come una donna leale che preferisce la vita presa «con calma» alla fretta del successo. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Alberto Barbera: «Bisogna vedere tutto» 30.04.2026 1h 27minEp. 136: I suoi cugini dormivano in una camera ricavata sotto la galleria di un cinema parrocchiale, ascoltando le proiezioni che passavano sopra le loro teste: è in quel buio, tra il terrore delle prime immagini e la scoperta di Charlie Chaplin, che ha iniziato a decifrare il linguaggio di un’ossessione che non lo avrebbe più lasciato.In questa intervista con Malcom Pagani, Alberto Barbera racconta le radici in provincia, vicino a Biella, e la sua epifania con il cinema, che arriva in un pomeriggio di neve alla vigilia di Natale, uscendo dalla sala dopo aver guardato due volte di fila Agente 007 - Thunderball. Poi la Torino degli anni Settanta, divisa tra la facoltà di architettura occupata, sfuggendo alle cariche della polizia, e le giornate passate sui tram per scovare i classici di Alfred Hitchcock in terza visione, fino all'esordio come critico pagato in nero alla Gazzetta del Popolo. Barbera spiega che quello del direttore di un festival del cinema è un mestiere che «nessuno ti insegna»: guardare quattromila film all'anno è un incubo in cui «sbagliare è facilissimo» e bisogna imparare l'arte diplomatica di dire no. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Giuliana De Sio: «Recitare è un modo per svoltare l’angoscia della vita» 23.04.2026 1h 19minEp. 135: Rivendica di essere stata la «prima attrice veramente nevrotica del cinema italiano». In questa intervista con Malcom Pagani, Giuliana De Sio ripercorre un'infanzia inquieta, segnata dalla scoperta dell'alcolismo della madre e culminata in un «gioco macabro»: un tentato suicidio con un flacone di sonniferi, dettato più dal «bisogno di rischiare» e fare rumore che dalla reale volontà di morire. De Sio ricorda l'amore con Alessandro Haber, con le fughe nei portoni per l'imbarazzo di fronte alle sue intemperanze, la storia profonda con Elio Petri, uomo di «grandissima eleganza» morto tragicamente mentre lei era sul set con Massimo Troisi, e il surreale provino al buio con Jean-Luc Godard, abbandonato e mandato a quel paese senza troppi complimenti. Il suo racconto arriva fino al misterioso ostracismo subìto dal cinema dopo la vittoria del secondo David di Donatello, forse per la colpa di non essere «mai stata da sistema», perché recitare, per lei, non è un lavoro, ma un «modo per svoltare l'angoscia della vita». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Niccolò Ammaniti: «Preferisco tenermi la nostalgia» 16.04.2026 1h 1minEp. 134: Si ricorda come un bambino che trovava rifugio nei libri, «una sorta di corazza» capace di proteggerlo dal mondo. In questa intervista con Malcom Pagani, Niccolò Ammaniti racconta che i suoi libri nascono dai luoghi che «ti rimangono dentro» e spiega come, sl centro delle sue storie, c’è sempre una tensione tra ciò che «la famiglia considera sacro» e il desiderio di libertà, che arriva come «una vertigine» e spesso passa attraverso l’adolescenza, età di metamorfosi e di primi amori vissuti come «una malattia». Ammaniti parla anche della scrittura come necessità nata quasi per caso e del successo che permette di lavorare senza condizionamenti e che, tra memoria e immaginazione: ciò che resta sono le «cicatrici», le uniche prove che la vita è accaduta davvero. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Raf: «Quanti baci mancati per la mia timidezza» 09.04.2026 1h 21minEp. 133: Dice che «non siamo Dio» e che non dobbiamo assolvere nessuno: a volte «è meglio chiudere porte per sempre». In questa intervista con Malcom Pagani, Raffaele Riefoli, in arte Raf, racconta il peso dei compromessi, delle scelte fatte «quasi per inerzia» e della fatica di imparare a «discernere». Ripercorre il legame con Pino Daniele, «il primo» tra gli italiani, fragile e pieno di contraddizioni; gli incontri con Umberto Tozzi e Franco Califano e un giovane Stefano Bollani, «timido» e già «un fenomeno». Parla del rapporto con il pubblico e dei concerti, dove «ti diverti da matti», e del ritorno al Festival di Sanremo, vissuto senza pensare alle classifiche: «vada come vada», anche se lì «ti scannerizzano in ogni millimetro». Infine spiega la speranza che nelle sue canzoni ci sia «grande verità» e «trasporto», e lo stupore, ancora vivo, per un viaggio iniziato «in autostop da Margherita di Savoia. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Lucio Presta: «La buona televisione c'è e il pubblico non è stupido» 03.04.2026 1h 26minEp. 132: Si racconta come «un grande maggiordomo», ma anche come «un uomo libero» che ha costruito la propria carriera non sul denaro, ma sulla capacità di «vedere lontano». Dall’infanzia segnata dalla perdita della madre alla durezza dei salesiani, fino all’ingresso nel mondo dello spettacolo, in questa intervista con Malcom Pagani, Lucio Presta racconta gli anni degli scherzi a Beppe Grillo, dei conflitti e delle svolte: l’incontro decisivo con Vincenzo Ratti, l’amicizia con Roberto Benigni, «istintivo» e inattaccabile perché capace di fare una buona televisione. Presta spiega poi il rovescio della medaglia: i tradimenti, le rotture con artisti e dirigenti, i tre anni di indagini che gli «hanno levato qualche anno di vita». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Fabrizio Gifuni: «Per uno strano equivoco, mi prendono sul serio» 27.03.2026 1h 56minEp.131: secondo lui, Aldo Moro e Enzo Tortora sono legati dalla reclusione e dall’abbandono: «quello che le accomuna è il senso di tradimento» dentro una memoria collettiva che, dice, è stata rimossa, lasciando spazio a «un eterno presente» senza responsabilità. In questa intervista con Malcom Pagani, Fabrizio Gifuni parte dagli scherzi e le voci imitate, «la prima volta in cui sono stato preso sul serio». Da lì, il teatro e i primi film — quando Gianni Amelio lo sceglie credendolo «un cretino padovano preso dalla strada» — e l’incontro con Ennio Fantastichini, esempio di un mestiere fatto di fiducia e generosità. Racconta i libri, «oggetti animati», fino a capire che «la scrittura è corpo», e un percorso che si lega a Marco Bellocchio, «un patrimonio dell’umanità». Dal 10 al 12 aprile torna il festival Chora Volume 3. Scopri il programma e come partecipare su https://festival.choramedia.com/ Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Jasmine Trinca: «Volevo essere vista, forse» 20.03.2026 54minEp.130: Cresce tra Testaccio e poi in scuole lontane dal quartiere, con una madre che le insegna una regola semplice: «Noi non siamo in vendita». Da bambina è «saggia, giudiziosa», curiosa degli altri ma timida, con la sensazione «di non poter desiderare quel posto dove magari venivo ascoltata o guardata». In questa intervista con Malcom Pagani, Jasmine Trinca racconta gli inizi quasi per caso: il provino con Nanni Moretti, quando alla domanda «che sport fai e cosa voti?» risponde «pallacanestro» e «Rifondazione», e un mondo – quello del cinema – che allora non conosceva affatto. Parla del desiderio di essere vista, del lavoro di attrice come uso di un «materiale emotivo» vastissimo e del momento in cui nasce la voglia di «ribaltare lo sguardo». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices -
Ep.129 - Mogol 13.03.2026 1h 31minPrima di accendere i microfoni di quest’ultima puntata esclusivamente audio di Dicono di te, dice: «Chi pensa di essere un grande è un cretino». Lui, che ha firmato parole che hanno fatto la storia della musica italiana, preferisce sfuggire alla nostalgia e autodefinirsi semplicemente un uomo «fortunato». In questa intervista con Malcom Pagani, Giulio Rapetti, in arte Mogol, racconta il secolo scorso attraverso frammenti della propria vita: un’infanzia a Milano in via Clericetti, passata in strada a costruire casette nei campi di «grano turco», le immagini bambine che hanno nutrito la sua scrittura — l'amica Titti e il carretto dei gelati che passava ogni dieci giorni — e una bocciatura in italiano per aver immaginato un Duemila pieno di grattacieli e pattini a rotelle. Mogol ripercorre l’epifania dell’autostima, quella decisione salvifica di diventare «arbitro di se stesso» per sconfiggere la paura e lanciarsi in un'esistenza di rischi e avventure, fino a fare il giro del mondo da solo. Dalle canzoni scritte di getto in macchina per Bobby Solo all'epico viaggio a cavallo tra Milano e Roma con Lucio Battisti, svela la genesi di sodalizi nati a volte solo per «gentilezza d'animo». Del legame con Battisti parla a lungo: il valore non negoziabile dell'«equità» che segnò la rottura e la lettera consegnata in ospedale all'amico morente. Tra incontri con Bob Dylan a Londra e l'urgenza di istituire una preghiera universale per la pace, Mogol guarda alla propria età rifiutando la paura della morte e definendo la sua vita un enorme «regalo». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Oblíbený v
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