Dialoghi di Pistoia | Lezioni e conferenze
A cura del festival di antropologia del contemporaneo
0
Un podcast che raccoglie lezioni, dialoghi e conferenze del festival di antropologia del contemporaneo Dialoghi di Pistoia. Con un taglio antropologico, offre approfondimenti su temi come identità, corpo, dono, viaggio, incontro, condivisione, abitare, gioco, cultura, creatività, convivenza e linguaggi. Gli interventi sono tenuti da studiosi ed esperti che propongono letture inedite del mondo contemporaneo. Il podcast è promosso dalla Fondazione Caript e dal Comune di Pistoia.
Episoder
-
Benedetta Tobagi | A corpo libero. Donne in lotta dalla Resistenza al femminismo | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 1t 2minIl corpo delle donne è stato per millenni un campo di battaglia: oggetto di controllo e appropriazione da parte del potere statuale e religioso, preda e bottino durante le guerre. Fino a quando, nel Ventesimo secolo, le donne non diventano protagoniste attive della grande storia. In Italia, uno snodo fondamentale di questo percorso è la Resistenza, quando un gruppo nutrito di donne, dalle più diverse provenienze sociali e culturali, imprime una svolta alla storia nazionale e a quella femminile. Comincia lì il cammino – di emancipazione e poi di vera e propria liberazione – che culmina nelle lotte femministe degli anni Settanta. L’incredibile vitalità, creatività e solidarietà del movimento delle donne negli anni Settanta – che ha conquistato alcuni dei diritti di cui godiamo oggi, in primis quello all’aborto – è fonte di ispirazione attuale per tutte e tutti. Ma il corpo femminile non è ancora libero e liberato, come dimostrano le terribili statistiche sui femminicidi.
-
Jeffrey Schnapp | Al confine tra uomo e robot nell’era dell’intelligenza artificiale | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 42minLa storia dell’umanità è una storia di movimento: migrazioni, viaggi, menti erranti e pensieri fulminei. Movimenti che, da sempre, sono stati condizionati dall’intreccio tra corpi umani, costruzioni mentali e sistemi meccanici, impegnati in un continuo processo di reciproca trasformazione. Jeffrey Schnapp ci parlerà di alcuni momenti importanti dell’interazione tra esseri umani e macchine, in particolare su ciò che oggi viene definito physical computing: lo sviluppo dei cosiddetti agenti robotici, dotati di sensori, capaci di orientarsi nel mondo fisico e di agire in stretta collaborazione e prossimità con gli esseri umani. Come si insegna a un robot a pensare o a muoversi come un bipede? Quali processi cognitivi sono implicati nell’atto del camminare o correre? E, soprattutto, quale mondo avremo con l’avvento di macchine capaci di comportamenti che, per homo sapiens sapiens, sono istintivi?
-
Luigina Mortari, Ferrari | Avere “cura” della vita | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 1t 3minIntroduce Maria Teresa Ferrari Noi tutti siamo chiamati ad aver cura della vita, e questo compito etico si realizza anzitutto nella ricerca di una sapienza del vivere. L’essere umano è chiamato alla cura dell’esserci, per questo la cura rappresenta il nostro tratto esistenziale fondamentale. Avere cura della vita significa avere cura di ciò che siamo, un essere con un corpo, ma il corpo non è semplice materia, siamo un corpo che ha un’anima. Avere cura della vita umana, dunque è avere cura del corpo, avendo cura dell’anima. Quando la cura del corpo non procede in armonia con la cura dell’anima, rischia di smarrire la sua direzione di senso. Avere cura dell’anima significa trovare quelle pratiche spirituali in cui l’essere umano sente di respirare il tempo, secondo la sua tensione all’ulteriore. La filosofa Luigina Mortari ci spiega come la cura può essere definita il lavoro del vivere e dell’esistere
-
Lidia Ravera | Elogio della maturità: contro i pregiudizi sull’età | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 36minTerzo e quarto tempo della vita: siamo davvero preparati ad affrontarli? La ricerca scientifica ci consegna corpi sempre più longevi, ma quali sono le paure, le aspettative, i pregiudizi? L’impreparazione è uno dei temi dominanti della maturità, che dovrebbe invece essere una conquista di cui godere, più che come una condanna da subire. Il rapporto con il corpo non è una battaglia di resistenza, ma una forma di libertà conquistata, che apre nuove prospettive. Lidia Ravera invita a non rincorrere la giovinezza, specialmente le donne, troppo spesso schiacciate da una vergogna regressiva, conformista, subalterna. Se nel ’60 gli ultrasessantenni erano il 9% della popolazione, oggi superano il 23%: la vecchiaia è diventata un fenomeno di massa. Ed è qui che sta il potere, quello di una componente decisiva della società, ricca di esperienze, consapevolezze e di potenzialità ancora inespresse. Prepararsi alla libertà della maturità è un percorso che dovrebbe iniziare già da giovani.
-
Loredana Cirillo | Il corpo violento degli adolescenti | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 48minIn collaborazione con Fondazione Hapax - Synapsis Le trasformazioni dell’adolescenza rendono il corpo particolarmente esposto alla manipolazione, più che in altre fasi dello sviluppo. Dalla fisiologica sperimentazione delle nuove possibilità, fino alla violenza verso sé stessi o verso gli altri, il corpo è al centro del processo di crescita e del tormento evolutivo. Piercing e tatuaggi, ritocco estetico, self cutting, disturbi della condotta alimentare, accoltellamenti, gesti violenti e antisociali esprimono le diverse forme attraverso cui il corpo diventa ricettacolo e megafono di emozioni, vissuti ma anche di disagi che allarmano gli adulti e l’opinione pubblica. Quali significati si celano oggi dietro tali fenomeni? Perché l’attacco al proprio corpo è così diffuso? La violenza e il possesso delle lame tra gli adolescenti quali malesseri esprimono e come possiamo intervenire per prevenirli? Ce ne parla la psicologa e psicoterapeuta Loredana Cirillo.
-
Davide Sisto | Morte, immortalità e memoria nell’epoca dell’AI | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 48minViviamo in un’epoca che non è in grado di accettare la morte. La sua rimozione sociale e culturale l’ha trasformata in un vero e proprio tabù. Fingiamo di poter vivere per sempre, facendo leva sull’aumento della durata della vita e sulla metamorfosi tecnologica dei corpi. Nel frattempo numerosi studiosi della cultura digitale e dell’AI sostengono che siamo diventati “carni digitali”. Non corpi, ma carni. Vi è un cambiamento radicale del lutto, della memoria, della speranza da parte di alcuni di poter vivere per sempre. L’AI, infatti, rielabora in maniera attiva la carne digitale del morto, concedendogli addirittura la possibilità di un dialogo eterno con i vivi. L’analisi di questi nuovi fenomeni permette di comprendere decenni di rimozione sociale e culturale della morte, ma anche la ricerca dell’immortalità online.
-
Paolo Nori | Piccolo discorso sul dolore. Vivere una vita non è attraversare un campo | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 55minCon ironia e profondità Nori ci racconta i suoi incontri – o scontri – con la morte e il trauma. In occasione dei suoi due incidenti, nel 1999 e 2013, si era diffusa la notizia, ovviamente falsa, della sua morte: da quel momento ha cercato di ricostruire, grazie alle testimonianze di amici, parenti e di chi lo ha salvato, quelle due dolorose esperienze, di cui ricordava poco. «Sono quasi trent’anni, che scrivo, e l’anno scorso mi è venuto da pensare che noi, tutti noi che proviamo a fare della letteratura con la miseria della nostra bravura, secondo me quello che raccontiamo, è la fatica che si fa a stare al mondo. Quando penso al mio corpo, penso ai versi di Mandel’štam “Ho imparato la scienza degli addii nel piangere notturno, a testa nuda” e “Mi è stato dato un corpo, cosa devo farne, così unico e così mio? Per la quieta gioia di vivere e respirare, chi, ditemi, devo ringraziare?”. Scriveva Pasternak “Vivere una vita non è attraversare un campo”, credo che sarà, prima o poi, il titolo di un mio romanzo, per il momento è il titolo del piccolo discorso sul dolore che farò a Pistoia.»
-
Guido Guerzoni | Storia del tatuaggio nella civiltà mediterranea | Dialoghi di Pistoia 2026 24.05.2026 55minSebbene sia stata ritenuta una tradizione esotica e selvaggia, introdotta in Europa nel secondo Settecento dopo i viaggi di Cook e Bougainville nel Pacifico, il tatuaggio è sempre stata una presenza ubiqua, comparsa agli albori della civiltà. Le sue radici europee sono profonde, e hanno attraversato le principali culture classiche (Egitto, Grecia e società etrusca e romana), per poi evolvere in forme devozionali in epoca medievale e moderna. Un percorso che nei Paesi mediterranei – e segnatamente in Italia – è continuato, sino alle ferme condanne dei primi antropologi, che hanno elaborato nel secondo Ottocento lo stigma sociale nei confronti del tatuaggio, ritenuto un indizio infallibile di devianza sociale. Eppure, soprattutto in Italia, sin dal tardo Quattrocento, esistono prove inconfutabili della presenza di tatuaggi devozionali, terapeutici, identitari e professionali, ben prima che Lombroso e i suoi allievi si scagliassero contro il Marchio di Caino. Parlarne oggi, in una nazione in cui, senza distinzioni di genere, un adulto su quattro è tatuato, significa condurre una riflessione sull’evoluzione dei concetti di corporeità, appartenenza e identità epiteliale.
-
Gabriella Caramore | Ciò che in me sente sta pensando. Il corpo umano in dieci sensi | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 51minEsisterà ancora il corpo umano nell’era dell’immateriale che si sta profilando? Forse siamo di fronte a una svolta epocale, simile al passaggio che otto millenni fa ci condusse dal Neolitico alle prime grandi civiltà. Ma i corpi non sono annullati. Anzi, reclamano vita e senso, combattono tra ordine e caos, cercano respiro tra il nuovo e l’antico. La scommessa è provare a dar conto del continuo divenire dei corpi esplorando i movimenti dei loro sensi, che coinvolgono fisicità e pensiero, materia e mente, come suggerisce Fernando Pessoa nel suo celebre verso: «Ciò che in me sente, sta pensando». Ma occorre anche spingersi oltre i sensi classici: toccare, vedere, ascoltare, gustare, odorare. Non coinvolge corpo e spirito anche il desiderare? O il soffrire? O l’errare? O il ricordare? O avvertire la percezione della fine? È un territorio che la ricerca sta esplorando. Lo hanno saputo dire i poeti. E lo proviamo ogni giorno nelle nostre vite.
-
Paolo Di Paolo | Corpi (comunque) felici. Come reagire a un presente oscuro | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 56minSe c’è una cosa che la grande letteratura riesce sicuramente a restituirci è il trionfo della sensazione: la “miracolosa stranezza” di essere vivi, di avere, anzi di essere un corpo che si muove nello spazio, che riceve calore, che desidera, che gode nella forza e della potenza dell’eros, ma anche nel piacere minimo dell’istante. A patto che quell’attimo venga riconosciuto, messo a fuoco e salvato dalla furia del dileguare e dalla catastrofe della storia. Lo scrittore e critico Paolo Di Paolo propone un percorso di letture e sollecitazioni sul piacere e la felicità del corpo, fra autori e autrici che nel ventesimo secolo e nella nostra epoca provano a ridestare la coscienza piena del nostro esserci – da Virginia Woolf a Peter Handke alla poetessa premio Nobel Louise Glück. Corpi (comunque) felici.
-
Jonathan Bazzi, Staid | Corpi fragili | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 53minIl corpo non è mai solo un dato biologico, è piuttosto una mappa dove si possono leggere le linee del potere, dell’economia e dello spazio che lo circonda. Il dialogo tra Staid e Bazzi, tra un antropologo e uno scrittore, vuole esplorare come la malattia e la vulnerabilità fisica si manifestino in situazioni di marginalità. Al centro vi è il corpo adolescente, il territorio della transizione per eccellenza, che nelle periferie geografiche ed esistenziali diviene il luogo dell’esclusione. Se l’antropologia analizza le strutture sociali che rendono alcuni corpi “più fragili” di altri – mostrando come la povertà possa diventare malattia – la narrativa trasforma la malattia in esperienza vissuta, dolore e resistenza. Bazzi e Staid provano a trasformare l’idea di fragilità: non più una colpa individuale, ma una dimensione collettiva, da condividere, politica. Un invito a guardare ai margini non come luoghi di assenza e solitudine, ma come spazi in cui i corpi fragili lottano per rivendicare il proprio diritto all’esistenza.
-
Vittorio Gallese | Corpo e cervello nell’era digitale | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 52minLa rivoluzione digitale e il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale stanno trasformando profondamente il nostro modo di percepire il mondo, di relazionarci agli altri e di comprendere noi stessi. Siamo spesso portati a immaginare il digitale come uno spazio in cui il corpo scompare e tutto diventa virtuale. Ma è davvero così? Vittorio Gallese, fra gli scopritori dei neuroni specchio, propone una prospettiva diversa: anche l’esperienza digitale è profondamente corporea. A partire dalle neuroscienze cognitive e dagli studi sull’embodiment, verrà mostrato come percezione, emozioni e relazioni restino radicate nel corpo, anche quando passano attraverso schermi e dispositivi tecnologici. Nell’era digitale, il cervello non si separa dal corpo: ne ridefinisce piuttosto, continuamente i modi di abitare il mondo.
-
Annalisa Camilli | Davanti al dolore degli altri. Corpi in guerra | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 36minCosa succede al corpo in tempo di guerra? E quali segni lascia, a lungo termine, il tempo eccezionale che stiamo vivendo? Annalisa Camilli, che ha osservato da vicino distruzione e sofferenza, crisi umanitarie e immigrazione ci racconta l’irraccontabile. Quanti bambini sopravvissuti, quanti corpi senza vita, dobbiamo ancora mostrare per risvegliare le coscienze? Ci si può davvero abituare al dolore degli altri? E qual è il senso di testimoniare quel dolore, se gli occhi e le orecchie dell’opinione pubblica mondiale sembrano distratti, lontani o addirittura insofferenti? Come ha scritto Susan Sontag: «Inondati da immagini che in passato ci avrebbero scioccato e indignato, stiamo perdendo la capacità di reagire. La compassione, forzata fino all’estremo, si intorpidisce».
-
Simona Segre-Reinach | Divenire con la moda. Strategie del corpo nel sociale | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 42minIn ogni cultura, il corpo non è mai solo naturale, né può dirsi veramente “nudo”: è modellato, educato e reso visibile attraverso l’abbigliamento e le modificazioni cui viene sottoposto. La moda è il punto di incontro tra corpo, abito e cultura; è lo strumento attraverso cui il corpo individuale si fa corpo sociale, e nel quale le idee di genere, potere ed erotismo vengono rappresentate e talvolta sovvertite. Dalle silhouette esasperate di Dior negli anni Cinquanta, fino alle contemporanee tendenze genderless, la moda ha costantemente prodotto e messo in crisi codici corporei. Le scelte del guardaroba sono atti estetici e politici che disegnano la mappa del nostro stare al mondo. Dalle protuberanze asimmetriche di Rei Kawakubo – che ha riscritto la geografia del corpo femminile sfidando la conformità del contemporaneo BBL – alla camicia Madiba di Nelson Mandela nel Sudafrica post-apartheid, l’abito diventa così un gesto capace di scardinare e ridefinire i confini stabiliti. Tra periferie e passerelle, i corpi negoziano così il proprio divenire, in un costante equilibrio tra espressione individuale e appartenenza collettiva.
-
Rossella Ghigi | La violenza prima della violenza. Il nesso tra corpi, genere e potere | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 1t 7minLa nostra cultura insegna, fin dall’infanzia, alle donne a essere un corpo e agli uomini ad avere un corpo. Le donne sono educate a esporlo, sorvegliarlo, contenerlo: loro è il corpo della relazione; gli uomini a usarlo, sfidarlo, imporlo: loro è il corpo della prestazione. Da queste diverse attese sociali derivano discorsi e pratiche che regolano i rapporti di donne e uomini, con sé e con gli altri. Si tratta di una distinzione che nasconde, però, anche una profonda asimmetria di potere: è proprio in questo squilibrio che affonda la violenza di genere. Violenza che non comincia con il gesto che la cronaca racconta: comincia molto prima, negli sguardi che giudicano, nelle parole che etichettano, nei ruoli che sembrano naturali, nell’idea che amare un corpo significhi averne il pieno possesso. Per affrontarla non basta allora “proteggere le vittime” e “punire i carnefici”: bisogna interrogare i modelli di potere che la rendono possibile e capire perché la violenza di genere ci riguarda. Anche quando non siamo vittime, anche quando non siamo carnefici.
-
Marco Aime | The dark side of the skin. Razzismi vecchi e nuovi | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 53minSi fa presto a dire colore, ma cos’è davvero un colore? E come lo percepiamo? La visione dei colori è universale, vediamo tutti gli stessi colori, ma li interpretiamo diversamente. La loro percezione cambia da cultura a cultura e al nero, per esempio, noi abbiamo dato una connotazione negativa. “Giornata nera, lavoro nero, mercato nero…” E quando quel nero diventa pelle, smette di essere solo un colore e si trasforma in una condanna: riduce le persone a corpi, senza distinzione e li spinge ai margini, nel lato negativo della società. Trasforma le società umane in “razze”. La deumanizzazione dei neri (come quella dei “gialli”, dei “rossi”…) è servita, ieri come oggi, a legittimare la loro sottomissione. L’individuo ridotto a semplice corpo può essere sottomesso e deportato. Marco Aime, antropologo di grande caratura, propone storie del passato e del presente, per non dimenticare quante sofferenze ha causato il colore della pelle.
-
Sara Boffito, Giovanardi | Trovare casa nel corpo: genere e identità in adolescenza | Dialoghi di Pistoia 2026 23.05.2026 50minIn collaborazione con Fondazione Hapax - Synapsis Diventare sé stessi e sentirsi a casa nel proprio corpo è un processo che attraversa l’intero arco della vita e che in adolescenza può assumere una particolare intensità e conflittualità, nella ricerca di una forma soggettiva in cui l’identità possa trovare dimora. Uno dei vertici di questo processo di embodiment è il genere, inteso come forma di elaborazione simbolica capace di conferire significato ai corpi, al sesso e alle relazioni. All’incrocio tra norme culturali, relazioni intersoggettive e dinamiche intrapsichiche, la costruzione delle identità di genere oscilla tra l’investimento creativo del soggetto e l’esperienza di significati avvertiti come vincolanti. Le trasformazioni del corpo si intrecciano con le domande sull’identità e con la pressione degli sguardi esterni e delle rappresentazioni ideali: un equilibrio precario in cui fragilità e potenzialità trasformative cercano una integrazione tra creatività e limiti.
-
Vittorio Lingiardi | Dal corpo non si scappa | Dialoghi di Pistoia 2026 22.05.2026 38minIl corpo è sempre in divenire. Nasce, invecchia, muore. È oggetto di infinite metamorfosi, private e pubbliche. Dalla culla alla tomba ogni corpo è sempre, inevitabilmente, un insieme di corpi: medico, sociale, psicologico e psicopatologico, sportivo, religioso, culturale e politico, estetico, giuridico, costruito dal genere e dalla sessualità. E poi giovane, anziano, malato, sano, accudito, trascurato, libero, imprigionato, abusato, bombardato. È così da sempre. Tuttavia, da quando una delle sue vite possibili – quella mediata dalle tecnologie, dalla rete e dall’intelligenza artificiale – si è imposta sulle altre, il modo di pensarlo e di abitarlo, nostro e altrui, è cambiato radicalmente. È ancora «il nostro mezzo per avere un mondo», come diceva Merleau-Ponty? Continuo a pensare di sì, ma in modi nuovi che dobbiamo immaginare e raccontare. Ci proveremo.
-
Alessandro Barbero | Il corpo nel Medioevo, tra scienza e fede | Dialoghi di Pistoia 2026 22.05.2026 1t 5minGli esseri umani hanno sempre avuto coscienza del proprio corpo come qualcosa che è parte di sé ma, al tempo stesso, altro da sé. La società del Medioevo, integralmente religiosa, trovava una soluzione logica a questo paradosso nel dualismo tra corpo e anima. In casi estremi ciò poteva portare i mistici a odiare, mortificare sino a distruggere il proprio corpo. Tuttavia questo estremismo non era condiviso dall’intera società. Medici e teologi studiavano con attenzione il corpo e i suoi bisogni, le persone normali si sforzavano di curarlo, scaldarlo, nutrirlo e procurargli piacere, pur con i mezzi spesso limitati che l’epoca offriva. Lo storico Alessandro Barbero ci racconta di un’epoca lontana in cui la vita e la cura del corpo ci appaiono oggi impensabili.
-
Matteo Lancini | Non si può stare al mondo senza stare in relazione | Dialoghi di Pistoia 2025 25.05.2025 56minViviamo in un mondo sempre più frammentato dove è molto frequente sentirsi isolati, soprattutto per i più giovani. Per questo gli adolescenti odierni ricercano gli adulti in modo più autentico rispetto al passato. Questo atteggiamento richiederebbe una postura più responsabile da parte di tutti noi, che siamo, invece, impegnati a sostenere che le nuove generazioni abbiano avuto troppo e siano state troppo amate. A quel punto meglio Internet, dove i giovani si rifugiano per lenire il dolore provocato dalla perdita della speranza, dal sentirsi soli in mezzo agli altri, senza condivisione e convivenza. Una nuova posizione adulta è invece oggi possibile. La capacità di identificarsi con i bisogni evolutivi generazionali e l’offerta di relazioni autentiche consentono alle ragazze e ai ragazzi di crescere e credere nella realizzazione di sé nel mondo attuale e futuro. È suonata la campanella, inizia l’ora di relazione. Lo psicologo Matteo Lancini ci parla di relazione e della responsabilità che gli adulti hanno verso le future generazioni. In collaborazione con Fondazione Hapax - Synapsis
Populær i
Denne podkasten finnes også i podkast-listene til disse landene.