Musica e Mondo

Musica e Mondo

Giovo
Država Italija
Jezik IT
Epizode 21
Zadnja 02.08.2026

Un podcast che esplora il mondo attraverso la musica. L'autore, Giovo, utilizza le sette note come lente per raccontare il pianeta Terra, offrendo una prospettiva unica e coinvolgente. Ogni episodio unisce cultura, viaggi e suoni per creare un'esperienza immersiva.

Epizode

  • Shabjdeed e il dissing a Saint Levant - Il rap palestinese si spacca ad Amman 02.08.2026 7min
    Il primo agosto il rapper palestinese Shabjdeed, all'anagrafe Oday Abbas, pubblica "SLV", un dissing di due minuti contro un altro artista palestinese: Saint Levant, nome d'arte di Marwan Abdelhamid, nato a Gerusalemme, cresciuto tra Gaza e la California, oggi tra i volti pop più seguiti del mondo arabo. Il motivo scatenante è un concerto ad Amman: Saint Levant ha annunciato una data lì per il suo tour mondiale da quarantuno show con Live Nation, proprio due settimane dopo che Shabjdeed aveva annunciato la propria. Ma nel testo l'attacco vero è un altro: Shabjdeed lo accusa di mescolare la causa palestinese con canzoni d'amore, e lo prende in giro per il tatuaggio a forma di anguria, uno dei simboli della solidarietà palestinese, dicendo che ne ha fatto un'estetica da vendere. La lite arriva mentre a Gaza la tregua dal 10 ottobre 2025 non è mai stata una vera tregua, con oltre duemila morti da allora, e mentre il Board of Peace guidato dagli Stati Uniti annuncia un accordo per il disarmo di Hamas. Il Libano vive una nuova offensiva israeliana dal 2 marzo. E proprio in Libano, a Kfardebian, Saint Levant terrà uno dei concerti del tour. Cosa deve fare un artista di un popolo sotto occupazione quando il mercato occidentale finalmente lo scopre? Non è una lite per un concerto. È una lite nata dal fatto che i concerti, in Palestina, non si possono fare. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Ceuta: la crisi migranti e il processo al rapper Mehdi Black Wind 31.07.2026 9min
    Giovedì 30 luglio migliaia di persone aggirano a nuoto il molo di Ceuta, il confine spagnolo in Africa, davanti allo stretto di Gibilterra. Le stime variano da ventimila a quasi cinquantamila ingressi in ventiquattro ore. Decine i morti recuperati in mare nelle ultime settimane. La Spagna manda l'esercito, il premier Pedro Sánchez raggiunge la città. Tre le ragioni dietro l'ondata: una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo più favorevole a chi arriva via mare, una mobilitazione nata su gruppi Facebook, e sullo sfondo la tensione tra Madrid e Rabat sul Sahara Occidentale. Lo stesso giorno, a Casablanca, si apre il processo al rapper marocchino Mehdi Black Wind, in carcere da metà luglio. L'accusa è oltraggio a un'istituzione costituzionale, legata a una sua canzone su Pegasus, lo spyware israeliano usato dal regno marocchino per sorvegliare oppositori e giornalisti. Era stato tra le voci vicine a GenZ212, il movimento di protesta nato in Marocco nel 2025. E la musica racconta anche l'altra faccia di questa frontiera: "Frontera Nada", il pezzo di Morad e TiiwTiiw che descrive un Mediterraneo senza confini, tra Tangeri e Marbella. Dodici milioni di ascolti su Spotify. Ma quella frontiera, per chi non ha il documento giusto, resta un frangiflutti da nuotare. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Boy George e "We Will Dance Again": la canzone pro Israele 30.07.2026 10min
    Boy George pubblica su X una canzone intitolata "Od Nirkod", "We Will Dance Again", con la didascalia "Shalom". È un pezzo reggae fatto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, disponibile solo sui social. Esce un mese dopo il 23 giugno, giorno in cui una commissione delle Nazioni Unite ha stabilito che a Gaza è in corso un genocidio. Boy George non è ebreo, ma dopo il 7 ottobre è diventato una delle voci britanniche più attive nella propaganda pro Israele. Per capire dove sta arrivando, bisogna guardare da dove è partito. Londra, 1979: il locale Blitz, i Blitz Kids, il New Romantic. Una scena che prende l'androginia dal glam rock e la stranezza dal punk, togliendo a entrambi ogni rivendicazione politica. Poi i Culture Club, la stagione di Band Aid e Live Aid, e soprattutto Ferry Aid: la cover di "Let It Be" organizzata dal Sun, il giornale che aveva venduto i biglietti scontati per il traghetto Herald of Free Enterprise, affondato nel 1987 con 193 morti. Boy George canta lì dentro, un anno prima di pubblicare "No Clause 28", il suo unico vero gesto politico, quando la legge omofoba del Regno Unito tocca direttamente lui. E oggi è un ultras pro Israele con il microfono (e l'AI) in mano.  Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Gemitaiz, FlexTony, TigerPlug: il rap (ancora) nel mirino della politica 30.07.2026 10min
    Giovedì 23 luglio muore Mohamed Amin Bessioud, 25 anni, cittadino italiano di origine tunisina. Era ai domiciliari per spaccio. Durante una perquisizione i carabinieri trovano hashish in camera sua, lo ammanettano, lui si lancia dal balcone del terzo piano e muore poco dopo. Pochi giorni prima, a Francavilla al Mare, Gemitaiz insulta dal palco dello Shock Wave Festival le unità cinofile antidroga. Il video gira sui social, e la vicenda arriva in consiglio comunale: un consigliere di Forza Italia contesta i 45mila euro pubblici spesi per il festival. Una settimana prima, FlexTony e TigerPlug, calabresi, vincitori del talent Netflix Nuova Scena, pubblicano "Labubu": l'intro del pezzo manda a quel paese i carabinieri. Interviene un senatore di Fratelli d'Italia della Commissione Antimafia, poi Striscia la Notizia. I due rispondono con un freestyle che nomina proprio Bessioud. Quattro giorni prima ancora, a Bologna, era morto Abderrahim Fakir, 42 anni, marocchino, bloccato a terra dalla polizia durante un fermo. Il suo caso finisce nel modello 45 bis, il nuovo registro introdotto dal decreto sicurezza di febbraio 2026. Nessuno dei politici indignati per le parole di Gemitaiz ha speso una parola sulla sua morte. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Alta Felicità, il festival No Tav che fa paura a Meloni 28.07.2026 8min
    Venaus, Val di Susa. Sabato notte sul palco ci sono i Queen of Saba, e dicono una frase che in quella valle conoscono tutti: avevamo ragione ieri, abbiamo ragione oggi, avremo ragione domani. È Alta Felicità, il festival del movimento No Tav, decima edizione, gratuito, senza sponsor, autofinanziato. Quest'anno sul palco 99 Posse, Asian Dub Foundation, Assalti Frontali, gli Statuto, Shablo. Negli anni Modena City Ramblers, Africa Unite, Mondo Marcio. Willie Peyote ha testimoniato in tribunale di aver suonato lì gratis, in solidarietà al movimento. Sabato pomeriggio dal festival parte una marcia di ventimila persone verso i cantieri della Torino-Lione. A Chiomonte centinaia di manifestanti superano le reti: bombe carta, bottiglie, mezzi bruciati. Le forze dell'ordine contano oltre 120 feriti, un milione di euro di danni secondo Telt. Lunedì il movimento non prende le distanze. Lo stesso giorno Giorgia Meloni e il ministro Piantedosi atterrano in elicottero a Chiomonte: parlano di violenza organizzata. In valle vengono identificate oltre milleduecento persone. E qui il racconto si allarga. Sull'altra sponda dell'Adriatico, in Albania, un'altra area protetta viene recintata per un resort legato a Jared Kushner. La protesta prende il nome di Rivoluzione dei fenicotteri, e in Italia riceve simpatia unanime. In Val di Susa lo stesso copione, un'area protetta, una recinzione, un capitale enorme, diventa devastazione e saccheggio. Due pesi e due misure. E un movimento che dura trent'anni ha bisogno di un posto dove la memoria passa di mano in mano: quel posto, in Val di Susa, è un palco musicale. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Indonesia: Mosi Tidak Percaya, la canzone che sfida Prabowo e il gamelan 27.07.2026 6min
    Giacarta, 17 luglio. Piazza del Patung Kuda, duecento metri dal palazzo presidenziale. Centocinquanta ragazzi srotolano uno striscione: abbattiamo il regime di Prabowo e Gibran. Il corteo si chiama Mosi Tidak Percaya, mozione di sfiducia, come la canzone che gli Efek Rumah Kaca scrivono nel 2008 e che da diciotto anni si canta nelle piazze indonesiane. Il presidente Prabowo Subianto, ex generale accusato di violazioni dei diritti umani sotto la dittatura di Suharto, suo suocero, aveva vinto le elezioni nel 2024 con una campagna social da nonnino simpatico che balla e canta. Ma i nodi arrivano al pettine. L'8 giugno la rupia tocca il minimo storico, sotto la crisi asiatica del 1997. La borsa di Giacarta ha bruciato un quarto del valore. E il 23 luglio, parlando al congresso di un partito alleato, Prabowo accusa giornalisti, accademici e ONG di essere "londo ireng", olandesi neri, i traditori che nell'Ottocento combattevano per i colonizzatori. Un sondaggio misura il suo consenso al 51,1 per cento: era all'81,2 a novembre. In nove mesi ha perso più di trenta punti. E la musica è ovunque, da entrambe le parti. Ahmad Dhani dei Dewa 19 siede in parlamento col partito del presidente, mezza hall of fame del pop indonesiano lavora per il governo. Dall'altra parte c'è un duo che suona con il passamontagna, i Sukatani, costretti a scusarsi e a ritirare una canzone contro la corruzione della polizia, diventata comunque l'inno dei cortei. L'Indonesia, dicono, è come un gamelan: nessun direttore, ogni strumento tiene un tempo diverso. E gli strumenti stanno iniziando a suonare da soli. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Cockroach Janta Party: chi sono gli scarafaggi che sfidano Modi con la canzone Saadda Haq 24.07.2026 4min
    C'è una piazza a Nuova Delhi che si chiama Jantar Mantar. È l'unico posto dove il governo indiano autorizza le manifestazioni di questi giorni, e stanotte ci sono state più di diecimila persone. Tra i cori scanditi dai manifestanti spesso c'è "Saadda Haq", canzone del 2011 dal film di Bollywood "Rockstar", composta da A.R. Rahman: il ritornello in punjabi dice "il nostro diritto, ridatecelo, qui e adesso". Si fanno chiamare "gli scarafaggi": il presidente della Corte suprema indiana aveva paragonato i giovani disoccupati a scarafaggi e parassiti, e loro hanno fondato un partito satirico, il Cockroach Janta Party, prendendosi l'insulto e portandolo in piazza. Uno dei motivi scatenanti è il NEET, il test d'ingresso a medicina: a maggio le domande sono uscite in anticipo, due milioni di studenti si erano preparati per anni, e dopo lo scandalo alcuni si sono tolti la vita. I ragazzi chiedono le dimissioni del ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan. Ma è un movimento senza un capo, e la sua colonna sonora cambia da città a città: cinema indiano, poesia pakistana, pop americano, K-pop coreano. Cambiano le canzoni, la domanda resta la stessa. L'opposizione del Partito del Congresso si è agganciata alla protesta, con Rahul Gandhi fermato dalla polizia davanti a casa di Modi. La scrittrice Arundhati Roy dice che ormai il bersaglio è Modi stesso: è la sfida più grande dal 2014. E Bollywood si spacca come nel 2021, quando Rihanna e Greta Thunberg twittarono sulle proteste dei contadini e le star risposero in coro col governo (tranne Diljit Dosanjh, del quale avevamo parlato in una delle prime puntate di Musica e Mondo). Oggi qualche cantante è vicino agli studenti, molti altri stanno zitti. Le canzoni degli scarafaggi, invece, non hanno bisogno di un artista famoso che faccia da sponsor: se le sono prese dai film e dalla strada. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Josi Della Ragione, il Jova Beach Party e la guerra delle spiagge libere 19.07.2026 6min
    Milano Marittima, agosto 2019. Al Papeete Beach il dj mette l'Inno di Mameli in versione dance, le cubiste ballano e il ministro dell'Interno Salvini applaude in costume accanto alla console. Per capire perché un ministro governava da uno stabilimento balneare bisogna parlare di spiagge. E di musica. I numeri, messi in fila dal Guardian: l'Italia ha ottomila chilometri di coste e trentamila stabilimenti. Secondo Legambiente il 43 per cento delle spiagge sabbiose è occupato da privati: a Forte dei Marmi il 94, a Napoli il 95. Fino al 2020 il canone minimo era 364 euro l'anno, per un settore che vale sette o otto miliardi. L'Europa impone gare pubbliche con la direttiva Bolkestein dal 2006, l'Italia risponde con vent'anni di proroghe. E la musica questo modello lo ha raccontato sempre. Negli anni Sessanta nasce la canzone balneare di Edoardo Vianello e "Stessa spiaggia, stesso mare". Sessant'anni dopo il pop torna in spiaggia (ma in maniera problematica) col Jova Beach Party: concerti da sessantamila persone sugli arenili, il fronte ambientalista che insorge in difesa del fratino, la tappa di Viareggio finita in procura e Jovanotti che liquida i critici come "econazisti". Ma c'è chi fa il percorso inverso: Piero Pelù col Clean Beach Tour, Liberato che suona gratis sulla Rotonda Diaz nel mare di Napoli in concessione al 95 per cento. E poi c'è Bacoli, nei Campi Flegrei, dove il sindaco Josi Della Ragione demolisce i lidi abusivi, trasforma una villa sequestrata alla camorra in parco pubblico e riceve minacce di morte. Proprio in questi giorni un balneare ha dato del "pezzente" a chi va in spiaggia libera. Lui ha risposto: amo i pezzenti, e porteremo i litorali oltre l'80 per cento di spiaggia libera. La mappa è chiara: c'è chi suona per vendere la spiaggia, chi per riempirla e chi per riaprirla. In Italia persino l'ombra dell'ombrellone è diventata una merce. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Mario Roggero condannato: perché i rapper difendono il gioielliere? 17.07.2026 5min
    La Cassazione condanna Mario Roggero, il gioielliere che uccise due rapinatori in fuga. La Lega chiede la grazia, e con lei Emis Killa, Lazza e Rondodasosa. Storia di un cortocircuito tra rap, strada e propaganda securitaria."Sto passando gli ultimi minuti con i miei familiari prima di costituirmi in carcere." Mario Roggero lo dice in un video, poche ore dopo la sentenza della Cassazione. Ha 72 anni. Sotto, tra migliaia di commenti, ne compare uno: "Paese barzelletta. Sei grande." Firmato Emis Killa. Partiamo dai fatti. Roggero è un gioielliere di Grinzane Cavour, nelle Langhe. Il 28 aprile 2021 tre uomini rapinano il suo negozio con pistole finte e coltelli. Lui li insegue in strada e spara contro l'auto in fuga: uccide Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, ferisce gravemente il terzo. La legittima difesa vale solo finché il pericolo è in corso, e qui i rapinatori stavano scappando. C'è un dettaglio che i difensori politici di Roggero dimenticano: quella legge l'ha scritta proprio la Lega, con la riforma del 2019 firmata Salvini. Nemmeno la loro norma copre chi insegue chi fugge. Quindi omicidio volontario, condanna definitiva. La destra si muove in poche ore. Salvini lancia lo slogan "Grazia subito", i senatori della Lega si alzano in aula con la foto di Roggero, il ministro Nordio avvia l'istruttoria. Poi arriva il rap. Emis Killa dice che legittimare il gesto "diventa il far west", ma trova paradossale che lo Stato non tuteli chi reagisce. Lazza scrive che Roggero ha "due palle come una casa". Rondodasosa lo chiama "gangsta" e rilancia la grafica della campagna della Lega. Lo stesso Rondo a cui la Lega di Cremona voleva revocare un concerto, accusandolo di esaltare le baby gang. Nei suoi dischi, i tre rapinatori sarebbero i protagonisti. Il punto non è vietare ai rapper di parlare. Il punto è cosa dicono. Raccontare la strada è il mestiere del rap da cinquant'anni, ma prendere posizione su un processo vero, con due morti veri, chiedendo più armi e la grazia per chi spara, è un atto politico. C'è un precedente, e viene proprio dal rap milanese: nel 2007 i Club Dogo pubblicano "Spaghetti Western", satira feroce di un'Italia dove chiunque si sente in diritto di sparare. È la differenza tra descrivere il far west e tifare per lo sceriffo. Se la credibilità di strada è il tuo capitale, cosa resta dell'autenticità quando la spendi per la campagna securitaria di chi voleva cancellare i tuoi concerti? Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Rick Rubin, il guru della musica diventato cappellano della Silicon Valley 16.07.2026 7min
    C'è un uomo scalzo, seduto a gambe incrociate, con una barba bianca da profeta. Si chiama Rick Rubin ed è probabilmente il produttore musicale più influente degli ultimi quarant'anni. Nel 1984 fonda la Def Jam nella stanza del dormitorio: lancia LL Cool J, porta i Beastie Boys in cima alle classifiche, mette sotto contratto i Public Enemy. Poi produce gli Slayer, la resurrezione di Johnny Cash, i System of a Down, Adele, Jay-Z. Con i Rage Against the Machine, band dichiaratamente marxista, firma un intero disco di cover di canzoni di protesta. Il suo catalogo è un archivio del dissenso americano. Nel 2023 il libro The Creative Act lo trasforma da produttore in guru. Il suo podcast si chiama Tetragrammaton. All'inizio ospita musicisti, registi, scrittori. Poi qualcosa cambia. Il 18 dicembre 2024 pubblica due ore di conversazione con Peter Thiel, miliardario e ideologo della destra tecnologica: l'uomo che ha creato Palantir, l'azienda che vende software di sorveglianza al Pentagono e all'ICE, che nel 2009 ha scritto di non credere più che libertà e democrazia siano compatibili, e che ha messo quindici milioni di dollari sulla corsa al Senato di JD Vance, oggi vicepresidente. Rubin ascolta, sorride, annuisce. Da lì in poi la programmazione parla chiaro: Palmer Luckey di Anduril, il capo di Coinbase, il fondatore di Rumble, OpenAI. Diciotto delle ultime venti puntate sono dirigenti di grandi aziende, spesso con posizioni di estrema destra. C'è un nome per questa ideologia: tecnofascismo. L'idea che la democrazia sia un intralcio e che il potere spetti a chi controlla le macchine. Un'ideologia del genere ha un problema di immagine, ed è qui che serve Rubin: quarant'anni di credibilità ribelle funzionano da lavanderia simbolica. Nel 1986 produceva Reign in Blood degli Slayer per terrorizzare i benpensanti. Quarant'anni dopo se ne sta seduto, scalzo e sereno, mentre un miliardario gli spiega che il diavolo è una ragazza svedese che vuole salvare il pianeta. E lui annuisce. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Favela, trap e fucili: la festa del narcotraffico a Rio de Janeiro 14.07.2026 4min
    Sabato 11 luglio, sera. Vigário Geral, zona nord di Rio de Janeiro. Un mega palco con luci, impianto professionale e fuochi d'artificio. Suonano nomi famosissimi in Brasile: MC Chefin, punta della trap di Rio, e i Tá Na Mente, gruppo storico del pagode, la faccia romantica del samba. Sotto il palco una folla enorme, e in mezzo alla folla uomini che alzano fucili d'assalto verso il cielo. A un certo punto lo speaker chiede al pubblico di alzare tre dita. Tre come Terceiro Comando Puro, una delle grandi fazioni criminali di Rio. La festa celebrava diciannove anni di dominio del TCP sul Complexo de Israel, cinque favelas dove vivono 134 mila persone. Secondo la polizia, la festa l'avrebbe pagata Peixão, il capo del TCP nel quartiere: venti mandati di cattura, mai arrestato, volto del narcopentecostalismo. Un trafficante evangelico che impone la fede con le armi, ha fatto distruggere i luoghi di culto delle religioni afrobrasiliane e ha ribattezzato le favelas col nome di Israele. E la musica? Nelle favelas la fazione è il più grande promoter che esista. Ma sabato sul palco non c'era il proibidão, il funk clandestino che canta le fazioni. C'era il pop da classifica: il narcotraffico compra legittimità. Intanto a Brasilia il ministro degli Esteri scrive che gli Stati Uniti potrebbero usare la forza militare contro il Brasile. Washington ha classificato le fazioni come organizzazioni terroristiche, la stessa etichetta di Al Qaeda, e da mesi bombarda barche nei Caraibi. Il governo Lula teme di essere il prossimo. Ma la via militare Rio l'ha già provata: a ottobre l'operazione più letale della storia del Brasile, oltre 120 morti. Nove mesi dopo, le fazioni organizzano festival. Perché dove lo Stato non fa lo Stato, comanda chi ti dà lavoro, ordine, fede e musica. Un missile americano non riempie quel vuoto. CREDITS (2ND) BACKGROUND TRACK ‪@mvvi468‬📢 RSS per gli altri servizi audio: https://www.spreaker.com/show/7033484/episodes/feed Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Un'Italia che ci Lega: l'inno AI di Salvini e il sorpasso di Vannacci 07.07.2026 5min
    Milano Marittima, ultimo weekend di giugno. Al raduno NexUs dei giovani della Lega parte a tutto volume il nuovo inno ufficiale della divisione giovanile del partito: si intitola "Un'Italia che ci Lega", ha la cassa dritta da tormentone estivo e lo firma il duo Shampooh!, un progetto di musica demenziale che con molta probabilità lo ha realizzato con l'intelligenza artificiale. Il testo ricicla gli slogan del partito, dalla difesa dei confini al "nessun ingresso senza permesso". Salvini, sul palco, balla timidamente. Il luogo non è casuale: Milano Marittima è la città del Papeete Beach, dove nell'agosto 2019 Salvini governava dalla consolle con la Lega al 34 per cento, chiese pieni poteri e fece cadere il governo. Da lì la curva dei consensi è solo scesa. Ma per questo partito gli inni non sono mai stati un dettaglio. La Lega Nord di Umberto Bossi aveva una liturgia intera: Pontida, l'ampolla del Po e il Va' pensiero di Verdi cantato con la mano sul cuore mentre si fischiava l'inno di Mameli. C'è pure un dettaglio poco noto: nel 1964 Bossi incise un 45 giri con lo pseudonimo Donato, lato B intitolato "Sconforto". Poi Salvini ha rovesciato tutto, via la Padania, dentro il nazionalismo. Oggi Fratelli d'Italia è al 27,6 per cento, la Lega al 6,2, e a fine giugno è arrivato il sorpasso: Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, la supera nei sondaggi. E l'inno fatto con l'AI non è un caso isolato. Rientra in un fenomeno globale chiamato slopaganda: contenuti generati in serie dalle macchine più propaganda. Negli Stati Uniti The Atlantic ha descritto il Partito Repubblicano come il partito della sbobba AI. In Germania i giovani dell'AfD hanno riscritto con l'intelligenza artificiale una hit dei Die Atzen trasformandola in un canto sulle deportazioni, e la band ha fatto causa vincendo, mentre Gigi D'Agostino non è riuscito a fermare i cori razzisti su "L'Amour Toujours". Nel 1964 il giovane Bossi intitolò il suo lato B "Sconforto". Sessantadue anni dopo, resta il titolo che descrive meglio lo stato del suo partito. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Fentanyl rubato all'ospedale Israelitico di Roma e il meme "6 7" (six seven): Kensington e Skrilla 06.07.2026 7min
    Roma, quartiere Magliana. Tra il 22 e il 24 giugno qualcuno apre senza forzarla la cassaforte della farmacia dell'ospedale Israelitico e porta via ottanta fiale di fentanyl, l'oppioide sintetico fino a cento volte più potente della morfina. Secondo il governo, da quelle fiale si possono ricavare ventimila dosi da strada. L'ipotesi più forte è la talpa, un furto su commissione per il mercato nero. Per l'Italia è un incubo annunciato: il piano nazionale anti fentanyl del 2024 serviva proprio a evitare che l'epidemia americana attraversasse l'oceano. Ma la droga come arma politica non è un'invenzione dei social. A Gaza sono state trovate pillole di ossicodone nei sacchi di farina degli aiuti, e l'ossicodone è la molecola dell'OxyContin, il farmaco con cui Purdue Pharma ha acceso l'epidemia americana. In Italia c'è il mistero dell'operazione Blue Moon, l'eroina nei movimenti degli anni Settanta. Negli Stati Uniti c'è il crack nei quartieri neri raccontato dal giornalista Gary Webb, che pagò con la carriera e con la vita. E la musica ha tenuto il conto: Curtis Mayfield, i Boogie Down Productions, Kanye West, i Minor Threat con lo straight edge, Fabrizio De André. Intanto Trump usa il fentanyl come pretesto imperiale, dai dazi ai missili sui barconi nei Caraibi. E a Kensington Avenue, Filadelfia, il più grande mercato di droga a cielo aperto d'America, è cresciuto Skrilla. Il suo brano "Doot Doot (6 7)" ha generato il meme più virale del pianeta: milioni di bambini urlano "six seven" con il gesto delle mani a bilancia, e Dictionary.com l'ha eletta parola dell'anno. Pochi sanno che 10-67 è il codice radio con cui la polizia segnala un morto in quella zona. Il mercato ringrazia: Skrilla sarà nella colonna sonora di GTA 6. Il fentanyl, come ogni droga, segue la mappa della povertà, della guerra e del profitto. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Damasco balla di nuovo: la Siria dopo Assad tra rave e bombe 02.07.2026 12min
    Damasco, tre immagini in 48 ore. Mercoledì sera un dj set in centro: consolle, luci, gente che balla, una scena che fino a diciannove mesi fa era impensabile. Giovedì pomeriggio una bomba esplode in un caffè del quartiere al-Marjah, a pochi metri dal Palazzo di Giustizia: almeno sei morti. E martedì il presidente Ahmed al-Sharaa ha completato il primo parlamento della Siria post-Assad. Una pista da ballo, una bomba, un parlamento, dentro un chilometro quadrato. Di chi è il paese nuovo? Un passo indietro. L'8 dicembre 2024 il regime di Bashar al-Assad è crollato dopo cinquantaquattro anni di potere della sua famiglia e quasi quattordici di guerra civile, mezzo milione di morti. A rovesciarlo un'offensiva lampo guidata da Hay'at Tahrir al-Sham, gruppo islamista nato come costola siriana di al-Qaeda. Il suo capo, l'ex jihadista al-Jolani, oggi si fa chiamare col suo vero nome, Ahmed al-Sharaa, ha messo giacca e cravatta ed è stato ricevuto da Trump alla Casa Bianca. Il nuovo parlamento, però, non è eletto: il presidente ne nomina un terzo, propone le leggi e può bloccarle. Chi conosce la storia siriana vede una bandiera rossa grande come una casa. E qui entra la musica, perché la guerra siriana è stata anche una guerra di canzoni. Nel 2011 l'inno delle piazze nacque a Hama: "Yalla irhal ya Bashar", vattene Bashar. Fu attribuito a Ibrahim Qashoush, un pompiere ripescato dal fiume con la gola tagliata e le corde vocali strappate. Dall'altra parte c'era George Wassouf, la voce del potere. E poi Asala Nasri, damascena, schierata con la rivoluzione e ripagata con quindici anni di esilio. Oggi c'è una terza Siria, quella dei rave nei centri commerciali abbandonati, dove una generazione balla per la prima volta. Ballare a Damasco nel 2026 è un atto politico, esattamente come lo era cantare a Hama nel 2011. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Terremoto in Venezuela: Danny Ocean, le popstar dell'esilio e il silenzio di Dudamel 30.06.2026 7min
    La Guaira, costa nord del Venezuela. Mercoledì 23 giugno la terra trema due volte, a quaranta secondi di distanza: magnitudo 7,2 e 7,5, quello che i sismologi chiamano un doppietto. È la scossa più forte che il paese ricordi da centoventisei anni. A La Guaira crollano un centinaio di palazzi, Caracas resta al buio. I morti sono migliaia, più di cinquantamila persone risultano disperse, settantamila famiglie senza casa. Le squadre di soccorso sono poche e senza mezzi, e la gente prende le pale da sola. Sotto le macerie mancano ancora sette calciatori delle nazionali giovanili, il più giovane di sedici anni. Ma il Venezuela non è un paese normale. A gennaio le forze statunitensi hanno catturato il presidente Nicolás Maduro e lo hanno portato a New York sotto processo. Al suo posto c'è Delcy Rodríguez, che governa trattando con Washington. Trump ha detto che gli Stati Uniti gestiranno il Venezuela e il suo petrolio. Ecco perché le navi che arrivano oggi con gli aiuti sono le stesse di chi sei mesi fa ha rovesciato il governo. Il terremoto è geologia, ma il numero dei morti è anche politica. E la musica? Il Venezuela vive il suo momento più grande dagli anni Ottanta, ma nato in esilio: Danny Ocean, Elena Rose, Mau y Ricky hanno sfondato fuori perché dentro il paese era crollato. Quando arriva il terremoto, sono loro la prima rete di emergenza: aprono i telefoni, coordinano i soccorsi, raccolgono donazioni. Dall'altra parte c'è El Sistema, il programma pubblico che insegna musica classica ai bambini poveri, e la sua stella Gustavo Dudamel, accusato di aver accompagnato il potere col silenzio. Da una parte il pop dell'esilio che ha rotto col regime, dall'altra la classica di Stato. E oggi quello stesso Stato tratta con chi è venuto a occupare il paese. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Amapiano, xenofobia e la guerra tra poveri in Sudafrica 30.06.2026 4min
    Due mesi fa, su questa newsletter, vi abbiamo raccontato dei movimenti anti-immigrati in Sudafrica: un dj radiofonico entrato a cavallo nel centro di Durban alla guida di una folla armata di fruste e scudi zulu contro i migranti, e di Operation Dudula, in zulu "cacciare via", con la sua colonna sonora fatta di maskandi, le chitarre acustiche dei minatori. Oggi, 30 giugno, scade un ultimatum. Alcuni gruppi nazionalisti hanno dato ai migranti irregolari una data per lasciare il Paese. Lo Stato dice che questo ricatto non vale nulla, ma la paura non aspetta i tribunali. Johannesburg è blindata. A Yeoville, quartiere di migranti, un gruppo ha dato fuoco all'angolo dove dormono i senzatetto. Più di venticinquemila persone sono già state rimpatriate verso Nigeria, Malawi, Ghana, Zimbabwe e Mozambico. Quattro persone sono morte nelle violenze delle ultime settimane. Il presidente Cyril Ramaphosa parla di vigilantismo, giustizia fatta in casa. Ma di fondo c'è la fame: la disoccupazione supera il trenta per cento, l'ANC di Mandela ha promesso lavoro e mantenuto poco, e la rabbia trova il bersaglio più povero. È una guerra tra poveri. E qui torna la musica. Il mondo balla l'amapiano, il suono che il Sudafrica esporta ovunque, nato nelle township di Soweto e Pretoria e venduto come la musica di un'Africa unita. Ma le stesse township che l'hanno inventato oggi sono il fronte di una guerra tra africani. L'inno nazionale si chiama Nkosi Sikelel' iAfrika, "Dio benedica l'Africa". Si cantava contro l'apartheid. Adesso si canta marciando contro altri africani. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • La musica è tutta finta? James Blake, l'AI e Spotify 24.06.2026 7min
     Recensioni pagate, ascolti gonfiati dai bot, canzoni scritte dall'intelligenza artificiale. Il musicista James Blake dice che nella musica niente è più vero. E i dati gli danno ragione. James Blake, ha 37 anni, nel 2013 ha vinto il Mercury Prize e ha lavorato con Beyoncé, Kendrick Lamar e Frank Ocean. L'industria musicale la vive dall'interno. E su Instagram scrive una cosa pesante: non fidarti delle recensioni, le pagano le etichette; non fidarti dei commenti, sono profili falsi; non fidarti degli ascolti in streaming, pagano "fattorie di bot" per gonfiarli. Un bot è un software che finge di essere una persona. La tesi più grande si chiama teoria dell'internet morto: gran parte di quello che vediamo online non lo fanno più gli umani, ma le macchine. Sembrava paranoia, ma uno studio del 2025 dice che più della metà del traffico internet è prodotto da bot. Nella musica non è più una teoria. A New York un uomo ha generato con l'AI centinaia di migliaia di canzoni e, con account finti che le ascoltavano in loop, ha incassato otto milioni di dollari di diritti. La band dei Velvet Sundown ha superato il milione di ascoltatori al mese su Spotify, poi si è scoperto che non esisteva. La piattaforma Deezer dice che ad aprile 2026 il 44% dei brani caricati ogni giorno è fatto dall'intelligenza artificiale. Perché succede? Diversi libri provano a dargli un nome: il "tecnofeudalesimo" di Yanis Varoufakis, la "merdificazione" di Cory Doctorow, gli "artisti fantasma" di Spotify raccontati da Liz Pelly, il colonialismo dell'AI di Karen Hao. A maggio 2026 interviene anche Papa Leone XIV con un'enciclica. E mentre il governo britannico prova a permettere alle aziende di addestrare l'AI sulle canzoni senza permesso, mille musicisti rispondono con un disco fatto di soli studi di registrazione vuoti. La cosa più potente che hanno: il silenzio. Tag james blake, intelligenza artificiale, musica ai, spotify, deezer, bot, teoria internet morto, velvet sundown, yanis varoufakis, tecnofeudalismo, cory doctorow, enshittification, liz pelly, karen hao, papa leone xiv, keir starmer, diritto d'autore, is this what we want, streaming, podcast italiano Carosello, 4 parti 1/4 Si chiama James Blake, ha 37 anni, ha vinto il Mercury Prize e lavorato con Beyoncé e Kendrick Lamar. L'industria la vive dall'alto. E su Instagram scrive: non fidarti delle recensioni, le pagano le etichette. Non fidarti dei commenti né degli ascolti, sono bot, software che fingono di essere persone. Chiude così: nel 2026 non c'è un solo pezzo del sistema che non sia falso. 2/4 C'è un nome per questo: teoria dell'internet morto. Quasi tutto, online, lo fanno le macchine. Uno studio del 2025 dice che più della metà del traffico internet è prodotto da bot. E nella musica è una sentenza: a New York un uomo ha generato con l'AI centinaia di migliaia di canzoni, le ha fatte ascoltare a account finti e ha incassato otto milioni di dollari. I Velvet Sundown hanno superato il milione di ascoltatori al mese, poi si è scoperto che non esistono. Su Deezer, ad aprile 2026, il 44% dei brani caricati ogni giorno è fatto dall'AI. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Kenya, Ruto e le proteste: gospel contro rap 23.06.2026 3min
    Le piazze del Kenya si stanno riempiendo di nuovo. Il motivo è una correzione alla legge di bilancio: nuove tasse sul pane, sui trasferimenti di denaro via telefono e sulla connessione internet. I manifestanti dicono che sono le stesse tasse provate nel 2024, solo con un altro nome. Il governo non decide da solo: il Fondo Monetario Internazionale, l'organismo che presta denaro agli Stati indebitati, chiede al Kenya di tagliare il debito. E il presidente William Ruto scarica quel costo sui beni di prima necessità. A pagare sono soprattutto i giovani: quasi sette disoccupati su dieci hanno meno di trentacinque anni. Qui entra la musica, perché in Kenya racconta la classe sociale meglio di qualsiasi cosa. "Anguka Nayo" è dei Wadagliz, un duo del quartiere popolare di Nairobi. Il loro genere si chiama arbantone, musica giovane e di strada. È il suono dei poveri delle città, ed è quello che riempie le piazze. Anche Bien, ex voce dei Sauti Sol, la band pop più famosa del paese, grida "Ruto Must Go". Nel 2022 Ruto aveva vinto come candidato degli "hustler", di chi sopravvive con piccoli lavori. Oggi i suoi stessi elettori lo chiamano "Zakayo", come Zaccheo, l'esattore delle tasse del Vangelo. Ruto è un cristiano evangelico, prega in pubblico e canta gospel. Nel 2025 ha voluto costruire una megachurch dentro il palazzo presidenziale, ma la Costituzione dice che il Kenya è laico, e un tribunale ha bloccato i lavori. Persino i vescovi cattolici gli hanno restituito una donazione. Così il cerchio si chiude: da una parte il gospel del presidente, dall'altra l'arbantone e il rap dei quartieri. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • Abelardo de la Espriella: come la destra ha vinto in Colombia (e con quale musica) 22.06.2026 3min
    La Colombia ha scelto il suo nuovo presidente: Abelardo de la Espriella, avvocato milionario soprannominato "El Tigre", ha vinto per meno di un punto percentuale e porta il Paese verso una svolta a destra. Ma per capire il sentimento di chi lo ha votato bisogna guardare alla musica. Da una parte il vallenato e la música popular, colonne sonore del Paese reale e delle classi popolari. Dall'altra il rock militante, l'avanguardia urbana e gli artisti che hanno accompagnato l'esperienza della sinistra di Gustavo Petro. In questa puntata raccontiamo come generi musicali, identità sociali e conflitti di classe abbiano attraversato una delle elezioni più divisive della storia colombiana. E perché, ancora una volta, la rabbia popolare è stata intercettata dalla destra.Il voto si capisce anche attraverso le voci che hanno accompagnato questa frattura: Silvestre Dangond, Pipe Bueno e Marbelle sul lato della destra, mentre Doctor Krápula e Systema Solar hanno (inefficacemente) rappresentato l’immaginario dell'area vicina al candidato sostenuto dall'ex presidente Petro, insieme a Edson Velandia. Nel mezzo, le grandi popstar come Karol G, Maluma e Feid hanno scelto la neutralità, lasciando un vuoto simbolico in un paese sempre più spaccato. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news
  • K-pop e Corea del Nord: i transfughi del gruppo 1VERSE 19.06.2026 4min
    Cheorwon, Corea del Sud, un'ora e mezza da Seul, appoggiata al confine con la Corea del Nord. Pochi giorni fa qui è finito un festival musicale, il DMZ Peace Train. La DMZ è la zona demilitarizzata, la striscia di terra piena di mine e filo spinato che divide le due Coree dal 1953. Le band hanno suonato a poche centinaia di metri da lì, tra cui Thurston Moore dei Sonic Youth. Tutti cantavano di pace, ma nessuno ha pronunciato la parola riunificazione. In Corea la musica racconta questa frattura da sempre. C'è Arirang, una melodia antica cantata da secoli sia al Nord sia al Sud: parla di chi parte e non torna, è il lamento delle famiglie separate dalla guerra. E qualcosa si muove. Il 17 giugno Seul ha annunciato che sposterà più a nord la Civilian Control Line, un confine militare interno che da settant'anni tiene i civili lontani dalla frontiera. A deciderlo è Lee Jae Myung, il nuovo presidente (a suo dire) progressista, che ha già spento gli altoparlanti della propaganda. Dal lato Nord, invece, Kim Jong Un nel 2024 ha dichiarato le due Coree "due Stati ostili", ha demolito l'Arco della Riunificazione e ha modificato l'inno. Ma Kim non si ferma ai simboli: dal 2024 ha mandato più di ventimila soldati a combattere per la Russia in Ucraina. Detto questo, sul Nord l'Occidente racconta molte balle, dallo zio di KJU dato in pasto ai cani al taglio di capelli obbligatorio. A smentirle ci sono i 1VERSE, gruppo K-pop con due membri fuggiti dal Nord, che da bambini ascoltavano di nascosto la musica del Sud. Quella musica ha attraversato il confine che le mine tengono chiuso. La politica, quel confine, non l'ha mai aperto. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.📢 RSS per gli altri servizi audioIG: @giovodust / @musicaemondo_news

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