Spazio 70

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Shteti Italia
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Episode 460
I/E fundit 19.08.2026

Spazio70 è un progetto nato nel 2010, dedicato all'approfondimento degli anni Settanta in Italia e del periodo dal 1968 al 1984. Il canale propone contenuti su fatti, persone e vicende storiche e giudiziarie di interesse pubblico. È presente anche su diverse piattaforme social e sul sito Spazio70.com.

Episodet

  • [460] I finanziamenti di Roberto Calvi a Pci e Psi 19.08.2026 22min
    Roberto Calvi, il Banco Ambrosiano e i finanziamenti ai partiti politici italiani.Proponiamo la lettura di alcuni passi della relazione di minoranza prodotta dall'onorevole Massimo Teodori, già membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2.Al centro della documentazione i rapporti finanziari, riconducibili al Banco Ambrosiano e a Roberto Calvi, con il Partito socialista italiano (PSI) e il Partito comunista italiano (PCI).Di particolare interesse risulta il tema dei finanziamenti concessi al PCI: un capitolo poco ricordato della recente storia politica e finanziaria italiana, ricostruito attraverso quanto riportato nella relazione Teodori.L'episodio qui presentato, in formato podcast, propone passi scelti del documento mantenendo al centro la fonte e lasciando alle carte il racconto dei fatti.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [459] Il ministero della paranoia. Gianluca Falanga racconta la Stasi 15.08.2026 1h 19min
    Il 6 maggio 2026, presso Mondolibro – Libreria italiana a Berlino (Torstraße 159), Gianluca Falanga ha presentato la nuova edizione de «Il ministero della paranoia. Storia della Stasi». L'incontro è stato moderato da Maria Grazia Orlandini.Gianluca Falanga è consulente scientifico del Museo della Stasi. Tra le sue pubblicazioni: «Labirinto Stasi. Vite prigioniere negli archivi della Germania Est» (Feltrinelli, 2021)Maria Grazia Orlandini è formatrice e studiosa attiva a Berlino presso memoriali e musei dedicati alla storia della DDR. La sua ricerca e attività didattica si concentrano sulla costruzione e trasmissione della memoria storica nell'Europa contemporanea, con particolare attenzione all'elaborazione del passato della divisione tedesca e della dittatura socialista nella Germania orientale.Tra i temi toccati nell'incontro: 1) «La Stasi? Non mi sarebbe mai venuto in mente di occuparmi di Germania Est»; 2) «Sulla Stasi escono decine di libri all'anno»; 3) La paranoia non come elemento patologico, ma «fenomeno politico e costitutivo» del potere nella Germania orientale; 4) «La storia dei comunisti tedeschi? E' tra le più tragiche in Europa»; 5) L'Hotel Lux durante il terrore staliniano; 6) «Senza il potere si muore»; 7) Sulla «onnipresenza e onniscienza» della Stasi; 8) L'interesse per la «cibernetica»; 9) La raccolta delle informazioni «slegata dal sospetto»; 10) La figura di Werner Irmler; 11) «I contatti con la Stasi? Dipende dalla vita che facevi»; 12) «Conoscere serviva soprattutto per prevenire»; 13) «Anche i poliziotti venivano verificati periodicamente»; 14) «Le informazioni, anche solo di carattere commerciale, raccolte oggi? Sono di gran lunga più vaste di quelle raccolte dalla Stasi»; 15) «In Brandeburgo, circa tredicimila funzionari sono finiti nell'amministrazione pubblica e nella polizia»; 16) La figura di Matthias Warnig.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [458] Processo Pecorelli. La lite tra Gaspare Mutolo e l'avv. Franco Coppi (1997) 30.03.2026 1h 1min
    Perugia 1° Marzo 1997. Il teste Gaspare Mutolo risponde alle domande dell'avvocato Franco Coppi (difesa Andreotti). Momenti di tensione nel corso di un'udienza del processo Pecorelli.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [457] Processo Dell'Utri. Parla Vittorio Mangano (1998) 28.03.2026 56min
    Palermo, 13 luglio 1998. Vittorio Mangano depone in qualità di teste nel corso di un'udienza del processo Dell'Utri.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [456] Processo Pecorelli. Parla Gaspare Mutolo: «Abbruciati? Era un personaggio molto importante» 26.03.2026 1h 26min
    Perugia 1° Marzo 1997. Il teste Gaspare Mutolo risponde alle domande del Pubblico ministero nel corso di un'udienza del processo Pecorelli.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [455] Brigate Rosse, appello Moro uno/bis. Parla la dissociata Norma Andriani 24.03.2026 50min
    Roma, 11 dicembre 1984. Appello processo Moro uno/bis. Depone Norma Andriani.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [454] Processo Grazioli. Deposizione di Franco Catracchi (Spazzolino) 23.03.2026 19min
    Roma martedì 20 giugno 1995. Franco Catracchi depone nel corso di un'udienza del processo GrazioliIl nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [453] Processo alla Banda della Magliana. Confronto Tigani, D'Ortenzi, Mancini 22.03.2026 16min
    Roma, 29 maggio 1996. Processo alla Banda della Magliana. Depongono Giovanni Tigani, detto Paperino, Alessandro D'ortenzi, detto Zanzarone e Antonio Mancini, detto Accattone.Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Si ringrazia Radio Radicale per la condivisione del reperto. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.
  • [452] Enrico Nicoletti. Il «cassiere» della Banda della Magliana in aula (1998) 19.03.2026 39min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiNapoli, 23 giugno 1998.In questa data, nel corso del processo noto come «Gava–Alfieri», viene ascoltato come testimone Enrico Nicoletti.Quello che state per ascoltare è, appunto, un documento processuale.Non una ricostruzione, non una narrazione a posteriori, ma una deposizione resa in aula, all’interno di un procedimento giudiziario, con le sue regole, i suoi tempi e il suo linguaggio.Per comprenderne il significato, è necessario soffermarsi, sia pure brevemente, sulla figura di Enrico Nicoletti.Nicoletti è stato indicato da più fonti come il cosiddetto «cassiere» della Banda della Magliana.Un ruolo che, al di là delle semplificazioni, rinvia a una funzione precisa: la gestione dei flussi finanziari.All’interno di una realtà criminale come quella romana degli anni 70-80, il controllo del denaro rappresenta un elemento centrale. Non solo per il sostentamento delle attività illecite, ma per la possibilità di stabilire relazioni, investire capitali, costruire collegamenti con ambienti economici e professionali.Figure come Nicoletti operano in una dimensione meno visibile rispetto a quella dei gruppi armati o degli esecutori materiali.Non sono, nella maggior parte dei casi, i protagonisti delle azioni violente.Ma sono coloro che rendono possibile la continuità e la stabilità dell’organizzazione.È attraverso la gestione delle risorse che un gruppo criminale può radicarsi, diversificare le proprie attività, e in alcuni casi interagire con ambiti esterni al mondo strettamente criminale.Per questo motivo, l’attenzione verso figure di questo tipo consente di cogliere un aspetto spesso trascurato nelle rappresentazioni più diffuse: la dimensione economica e relazionale dei fenomeni criminali.Una dimensione meno appariscente, ma decisiva.La deposizione che ascolterete si inserisce in un contesto processuale specifico, quello del procedimento Gava–Alfieri, e risponde alle domande poste in aula, secondo le modalità proprie di un’udienza.Non si tratta, quindi, di un racconto lineare, ma di un documento che va ascoltato tenendo conto della sua natura: frammentaria, talvolta tecnica, legata alle esigenze del dibattimento.È proprio in questa forma, però, che risiede il suo valore.Perché consente di avvicinarsi direttamente a una voce, a un linguaggio, a un modo di rappresentare fatti e relazioni che appartiene a un preciso momento storico.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. Buon ascolto da Spazio70. 
  • [451] Il «memoriale della Repubblica». Parla Miguel Gotor 26.12.2025 2h 24min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiSiena, 18 maggio 2011, nona giornata del seminario «Il lavoro culturale» organizzato dall'associazione «Level Five. Centro studi Marco Dinoi». Presentazione del libro di Miguel Gotor «Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l'anatomia del potere italiano». Intervento iniziale e moderazione del dibattito a cura di Francesco Zucconi. Tra gli argomenti toccati da Gotor: a) i tre «pilastri» di un lavoro complesso: l'intrigo del caso Moro, le dinamiche di funzionamento del potere italiano, il taglio e la riflessione di carattere generazionale; b) che cos'è il memoriale Moro? Dal carattere di «memoria difensiva» al valore «testamentario o testimoniale»; c) la genesi del libro e il rapporto con le lettere dalla prigionia; d) «non mi limito a raccontare» cosa c'è scritto nel memoriale, «ma come questi testi sono arrivati fino a noi»; e) un memoriale «che non esiste in originale» e che «compare in due diversi momenti nel tempo»; f) 1 ottobre 1978. L'irruzione dei carabinieri in via Monte Nevoso, a Milano; g) il secondo «ritrovamento» del 1990; h) la polemica della «manina» e della «manona» tra Craxi e Andreotti; i) un problema metodologico. Il tema e il ruolo delle note all'interno di un'opera a carattere storico; l) il concetto di verità storica; m) il tentativo di far sì che la ricerca sia un momento di formazione dell'opinione pubblica; n) lo studio sul come funzionino le istituzioni democratiche sotto l'attacco del terrorismo politico; o) le fotocopie di manoscritto «osservate, censurate e ricollocate» al loro posto; p) una prova storica e logica; q) «gli originali degli scritti? Le Br se ne sono privati»; r) «un ostaggio che muore e gli originali delle sue carte che scompaiono»; s) il pianto di Bonisoli durante «La notte della Repubblica»; t) «un deserto attraversato da una intera generazione»
  • [450] Torture ai Br del caso Dozier. Parlano Frascella, Libera e Persichetti 23.12.2025 1h 8min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCon il presente contributo proponiamo due deposizioni processuali e un’intervista radiofonica. Le deposizioni (Padova, 1983) sono riferibili alle brigatiste Emanuela Frascella ed Emilia Libéra, chiamate a ricostruire la propria versione dei fatti in relazione al blitz del NOCS che, il 28 gennaio 1982, portò alla liberazione del generale statunitense James Lee Dozier e all’arresto dei militanti B.R. coinvolti nel sequestro. L’intervista radiofonica, trasmessa nel 2011 su Radio Onda Rossa, è invece a Paolo Persichetti, saggista ed ex militante dell’Unione dei Comunisti Combattenti.1) «Volevano sapere nomi di battaglia e identità»; 2) «Sentivo gli altri urlare"; 3) «L'accento di chi picchiava? Secondo me era romano»; 4) «Ci minacciavano che ci avrebbero ammazzati»; 5) «Dicevano che Ciucci era morto»; 6) «Spesso riuscivo a identificare le voci degli altri»; 7) «I maltrattamenti? Hanno inciso su dei problemi che già c'erano rispetto alla linea politica dell'organizzazione»;8) «Le domande? Erano inutili, perché sapevano chi eravamo»; 9) «Sentivo la Frascella urlare»;10) Poliziotto «buono» e poliziotto «cattivo»; 11) «Savasta? M'era preso un mezzo attacco isterico»;12) Sul «professor De Tormentis»; 13) Sui «divulgatori della tortura moderna».
  • [449] «Sono un vecchio fascista degli anni 70». Speciale Massimo Carminati 19.12.2025 58min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo proponiamo cinque deposizioni di Massimo Carminati. Nel primo estratto (Roma, 1996) Carminati depone nel corso di un'udienza del processo alla Banda della Magliana, affermando di aver conosciuto in maniera approfondita soltanto Franco Giuseppucci, di non aver partecipato all'agguato Marchesi-Parenti e di non sapere nulla delle armi custodite al Ministero della Sanità.Nel secondo estratto, ancora nel corso del processo alla Banda della Magliana, Carminati si confronta in aula con Maurizio Abbatino, che lo accusa di aver preso parte all'agguato Marchesi-Parenti (nell'ambito della faida per vendicare la morte di Giuseppucci) e aver avuto accesso a un deposito di armi presso il Ministero della Sanità. Carminati nega ogni addebito e verrà assolto dall'accusa del tentato omicidio Marchesi-Parenti grazie all'alibi del suo ricovero presso l'Ospedale Militare Celio.Tra i temi toccati durante le deposizioni: 1) «Mi ricordo di aver conosciuto abbastanza bene esclusivamente Giuseppucci. I rapporti erano personali, non di gruppo»; 2) «Avevamo amicizie e interessi differenti»; 3) «L'accusa di far parte dei servizi segreti deviati? E' quella che mi fa più male»; 4) «Sicilia e Abbatino? Li ho conosciuti dopo l'81 o 82, in carcere»; 5) «De Pedis? Può essere che l'ho incontrato da qualche parte in carcere»; 6) «Maragnoli? Era una frequentazione di bar"; 7) «Banda della Magliana? E' una definizione giornalistica»; 8) «I rapporti con De Tomasi? La mia famiglia vendette una gioielleria. Fu acquistata nell'89-90 dal cognato o nipote»; 9) «Droga? Non l'ho mai trattata»; 10) «Negli ultimi anni, tra ricoveri ospedalieri e altro, non ho proprio avuto lo spazio fisico per una attività lavorativa»; 11) «Le condizioni economiche della mia famiglia? Agiate»; 12) «Tu hai venduto carne a peso»; 13) «Il nero di Romanzo criminale? Mi prendevano in giro. Sono diventato una macchietta»; 14) «La katana che mi hanno regalato? Serve a sfilettare i tonni»; 15) L'analisi della «katana» regalata a Carminati; 16) «Sono un vecchio fascista degli anni Settanta»; 17) «Sono sempre stato ostile al traffico di stupefacenti»; 18) «E' più facile che trovino droga nelle tasche di chi mi pedina, che nelle mie»; 19) «Scamarcio e Romanzo Criminale? Chi mi conosceva, sapeva che quello era un argomento che non andava toccato»; 20) «Michele Senese? Lo conosco benissimo. Ci ho fatto tre o quattro anni a Rebibbia. E quando esce, lo vado a salutare».
  • [448] Speciale Adriana Faranda 16.12.2025 37min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo, proponiamo due deposizioni di Adriana Faranda. La prima è riconducibile a una udienza del maxiprocesso alle Br per insurrezione (anno 1989). La seconda, al processo Moro quinquies (anno 1996) nella quale l'ex brigatista parla dell'uccisione dell'onorevole Aldo Moro. Classe 1950, originaria di Tortorici (Messina), dopo un primo percorso in gruppi della sinistra armata, attivi a Roma, nella prima metà degli anni Settanta, Faranda entra nelle Brigate rosse, assieme a Valerio Morucci, nell'estate del 1976. I due svolgono un ruolo importante e controverso durante i drammatici giorni del sequestro Moro, per poi abbandonare l'organizzazione nelle prime settimane del 1979 ed essere arrestati nel maggio dello stesso anno. In qualità di dissociata, Faranda beneficerà in seguito degli sgravi di pena previsti dalla legislazione premiale antiterrorismo introdotta in Italia negli anni Ottanta. Tra i temi toccati durante le deposizioni: 1) «Partecipando a Potere operaio ritengo di avere perseguito un fine rivoluzionario così come tutti gli appartenenti ai gruppi extraparlamentari nati attorno al 68-69»; 2)  Dall'impegno «politico effettivo come militante» al «proponimento di lotta armata»; 3)  «I progetti rivoluzionari nati alla sinistra del Pci? Non vennero mai sostanziati»; 4)  «Non ho mai fatto parte di strutture direttive, in Potere operaio»; 5)  «Il fine delle Br? Sovvertire lo Stato e instaurare una dittatura del proletariato come detto e ripetuto in tutti i documenti brigatisti»; 6)  «L'insurrezione in una società capitalistica avanzata? E' impensabile e illusoria»; 7)  La lotta armata «come unica strada possibile»; 8)  Sul superamento della «propaganda armata»; 9) «A un certo punto si cominciò a portare avanti delle azioni armate per la sopravvivenza stessa della organizzazione»; 10) «Era ovvio che se fosse andata male tutta l'operazione, Moro sarebbe stato ucciso. Però era una eventualità che si tendeva a evitare»; 11) «L'8 maggio, in una riunione in via Chiabrera, venne detto da Moretti che sarebbe stato ucciso nel garage di via Montalcini»; 12) «Mi assumo io la responsabilità», disse Moretti; 13) «L'uomo di copertura? Si decise sarebbe stato il quarto uomo, Maccari»; 14) Sul «trasbordo"» e l'arrivo nei pressi «di piazza del Gesù»; 15) «Era previsto l'uso della Skorpion silenziata. Venne detto che era più sicura, perché a raffica»; 16) «Di copertura? Una calibro 9, silenziata».
  • [447] Speciale Moby Prince 12.12.2025 4h 20min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo, di quasi quattro ore e mezza complessive, proponiamo un approfondito focus sul disastro del Moby Prince, avvenuto il 10 aprile 1991, davanti al porto di Livorno. La prima registrazione, risalente al 25 luglio 2019, Senato della Repubblica, Palazzo della Minerva, documenta la presentazione del volume «Il caso Moby Prince. La strage impunita», di Francesco Sanna e Gabriele Bardazza.La seconda registrazione, risalente al 31 marzo 2016, documenta una seduta della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince e reca l'Audizione di Enrico Fedrighini, giornalista e autore del volume «Moby Prince: un caso ancora aperto». La terza e ultima registrazione, risalente al 24 gennaio 2018, Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, documenta la Presentazione della relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta (2015-2018) sulle cause del disastro del traghetto Moby Prince. Tra gli altri, segnaliamo gli interventi di Angelo Chessa e Loris Rispoli, in rappresentanza dei parenti delle vittime del disastro.Tra gli argomenti toccati durante la prima registrazione: 1) Il tema delle «cose non vere» dette e scritte sul caso Moby Prince; 2) «Che cosa avvenne di inconfessabile nella rada di Livorno» quel 10 aprile 1991?; 3) Un caso «volutamente nascosto dai più importanti media»; 4) Il lavoro di una Commissione «che ha storicamente ribaltato il caso Moby Prince»; 6) «Non è vero che fu la nebbia la causa della collisione»; 7) «Non è vero che fu colpa dell'equipaggio e del comandante Chessa»; 8) «Non è vero che le persone» all'interno della nave «morirono tutte nell'arco di trenta minuti»; 9) Il tema del disinteresse, anche attuale, mostrato dai grandi media sulla vicenda e i lavori della Commissione; 10) «Perché i soccorsi non partirono per tempo?»; 11) «Lì c'è stata una omissione di soccorso»; 12) «L'equipaggio distratto dalla partita? Una post-verità nazionalpopolare abilmente costruita»; 13) «Arriverà qualche querela? Macché...»; 14) «Com'è possibile che uno Stato abbia abdicato alle sue funzioni di sicurezza e all'accertamento della verità?»; 15) Le parole «tombali» contenute nella richiesta di archiviazione della Procura di Livorno (2010); 16) Il tema delle navi militarizzate americane che «non aiutarono i soccorsi»Tra i temi toccati durante la seconda registrazione: 1) «Nessuno sapeva, quella sera, di essere registrato»; 2) «La nebbia? Non c'era, né prima né dopo» il disastro; 3) «Al momento della collisione la visibilità era perfetta»; 4) Le testimonianze degli ufficiali Thermes e Olivieri; 5) «Non è stato adottato alcun piano di soccorso». Il caso del capitano Roffi; 6) Il «canale riservato»; 7) «La prima cosa che succede» in rada a Livorno «è la fuga dal punto in cui c'è stata la collisione»; 8) La «misteriosa» nave Theresa; 9) «Le registrazioni radar? Nemmeno un banco di triglie sarebbe passato inosservato quella sera»; 10) «Querele? Non ho mai avuto alcun tipo di problema»; 11) «Difficile pensare a errori a catena che vanno tutti in una direzione specifica»; 12) Il «video Canu» e «il taglio-giunzione fatto in modo non professionale»; 13) Il tema dei mancati soccorsi; 14) Sulla «troppa fretta» usata per chiudere la vicendaTra gli argomenti toccati durante la terza registrazione: 1) Un puzzle da scomporre e ricomporre aggiungendo le (tante) tessere mancanti; 2) «La nebbia non c'era. Tutte le persone audite dalla Commissione, presenti prima dell'impatto, sulla costa e in mare, non confermano minimamente la nebbia»; 3) Sulla posizione della petroliera Agip Abruzzo; 4)...
  • [446] Speciale Walter Sordi (Pecorelli, Gelli, Libano) 09.12.2025 48min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiCol presente contributo pubblichiamo tre distinte deposizioni dell'ex terrorista NAR, e collaboratore di giustizia, Walter Sordi. Romano, classe 1961, militante, da giovanissimo, nella organizzazione di estrema destra denominata "Terza Posizione", Sordi è stato parte attiva di un gruppo i cui punti di riferimento sono stati Luigi Ciavardini, Giorgio Vale, Stefano Soderini, Pasquale Belsito e altri, poi tutti passati, con alterne vicende, nei cosiddetti "Nuclei armati rivoluzionari". Nella prima deposizione (Roma, 17 marzo 1993), Sordi depone nel corso di un'udienza del processo alla P2. Nella seconda deposizione, parla dei suoi rapporti con Avanguardia Nazionale, davanti ai giudici di Bologna, durante il processo per la strage del 2 agosto 1980.Nella terza deposizione, Sordi, ancora nel corso di un'udienza del processo per la strage di Bologna, parla dell'addestramento militare in Libano (al fianco delle milizie cristiane) al quale presero parte vari militanti italiani di estrema destra tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione dei reperti. 
  • [445] Ustica: «Sul luogo dell'incidente, c'era un forte traffico militare» 05.12.2025 1h 40min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 5 giugno 2001. Processo sui depistaggi relativi al caso Ustica. Depone Roberto Bruschina, maresciallo dell'aeronautica militare in servizio a Ciampino la sera del 27 giugno 1980.Tra i principali temi toccati durante la deposizione: 1) «I turni di servizio? Spesso, per questioni di servizio, si facevano 24 ore di fila»; 2) «Entrò un civile, che lavorava al radar. Mi disse di trasmettere a Martina Franca che, sul luogo dell'incidente, c'era un forte traffico militare»; 3) «La mia deduzione è che fosse americano, di una portaerei»; 4) «Il civile? L'avevo visto molte volte lì»; 5) Civile o militare?;6) «Non sono mai stato interessato a capire. Per me era un incidente come gli altri»; 7) La registrazione della telefonata; 8) «Il traffico poteva esserci sia al momento dell'incidente» sia al momento dei soccorsi in zona; 9) Quale ruolo dell'ambasciata americana? 10) Differenze fra trascrizione e audio della telefonata.
  • [444] «Abbruciati ha avuto rapporti con la Massoneria». Parla Alfredo Fiorelli (SISDE) 02.12.2025 1h 20min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiDeposizione del dottor Alfredo Fiorelli, già funzionario Sisde e capo della Dia di Roma, nel corso del processo Pecorelli. L'anno di registrazione è il 1998. Tra gli argomenti toccati, i possibili rapporti di Danilo Abbruciati con uomini dei Servizi e della Massoneria. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto. 1) «Rapporti di Abbruciati con la massoneria? Con alcuni esponenti, per esempio Flavio Carboni, emersero dei rapporti»; 2) Su un possibile incontro Abbruciati-Pazienza; 3) Le dichiarazioni di Mancini su un incontro Abbruciati-Ortolani;4) «A Milano ho accompagnato più volte Abbruciati. Aspettava una persona che lo avrebbe dovuto portare a incontrare Ortolani»; 5) «I riferimenti dati da Mancini? Generici»;6) «La morte di Danilo? Un agguato, non una disgrazia»; 7) Sulla cosiddetta «riunione di Acilia». 
  • [443] Nuove Brigate rosse: parla Nadia Desdemona Lioce 28.11.2025 33min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiBologna, 7 febbraio 2005. Nel corso di un'udienza del processo per l'omicidio, da parte delle cosiddette «Nuove brigate rosse», del giuslavorista Marco Biagi, l'imputata Nadia Desdemona Lioce legge un comunicato in aula. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto.Tra gli argomenti toccati durante l'udienza: 1) «L'azione dello Stato non si è mai fermata al solo piano militare della neutralizzazione delle avanguardie combattenti»;2)  Sugli «schemi di guerra psicologica»;3)  La «spettacolarizzazione della forza militare dello Stato»; 4)  Sul «rilancio della strategia della lotta armata»; 5)  «Il duplice processo controrivoluzionario» degli anni 80 e 90;6)  «L'imperialismo» dopo l'11 settembre;7)  «Non riconosciamo alcuna legittimità a giudicarci alle corti che, dello Stato, sono i tramiti». 
  • [442] «Oggi è la nostra responsabilità». L'ultimo discorso di Aldo Moro (versione integrale) 25.11.2025 1h 11min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 28 febbraio 1978. Aldo Moro interviene nel corso della riunione dei gruppi parlamentari della Democrazia cristiana. Si tratta del suo ultimo discorso pubblico.Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto.Tra gli argomenti toccati durante il discorso: 1) «Parecchi amici pensano, a torto, che io abbia la chiave per il superamento delle nostre comuni difficoltà»; 2) Una vita «spesa al servizio del partito»; 3) Il tema degli «interrogativi angosciosi» e della «fiducia nella Democrazia cristiana»; 4) «Qualche cosa, da anni, s'è arruginito nel normale meccanismo della vita politica italiana»; 5) «Il Paese, in un soprassalto di consapevolezza, ci ha riconfermato nel ruolo di primo partito italiano»; 6) Sulla Dc «non più in grado di aggregare una maggioranza politica»; 7) «I due vincitori» alle politiche del 1976. Il tema del mancato scioglimento delle Camere dopo il risultato elettorale; 8) Sulla «abitudine di addebitare tutti i mali alla Democrazia cristiana»; 9) Sull'approfondimento di una linea «di contatto reciprocamente istruttivo» con il Pci; 10) Sul «contributo» del Partito comunista «in forma di astensione»; 11) Un accordo «sulle cose da fare» e «per un certo tempo»; 12) Il «nervosismo di base» nel Pci; 13) «Noi abbiamo saputo cambiare quando era necessario e possibile»; 14) «La nostra flessibilità ha salvato la democrazia» in Italia; 15) Un «terreno nuovo e più esposto»; 16) «Io temo l'emergenza, sul terreno economico sociale. Perché so che c'è»; 17) Sulla «forma di anarchismo dilagante»; 18) La necessità di «avere un certo respiro» per il 1978; 19) «Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità»; 20) Sulla importanza di «preservare l'unità della Democrazia cristiana». 
  • [441] Speciale P2. Parla Bettino Craxi 21.11.2025 2h 29min
    Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 17 gennaio 1994. Bettino Craxi testimonia nel corso di un'udienza del processo alla Loggia P2. Tra gli argomenti trattati: l'incontro con Licio Gelli; gli incontri con il presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi; la vicenda «Eni-Petromin»; la vicenda del cosiddetto «Conto protezione».Si ringrazia Radio radicale per la condivisione dei reperti. 1) Il ruolo di Vanni Nisticò affinché Craxi incontrasse «l'ingegner Luciani»; 2) L'incontro all'hotel Raphael; 3) «Noi abbiamo molta influenza sulla stampa»; 4) «Informai il capo dello Stato, Sandro Pertini»;5) «A brigante, brigante e mezzo»;6) Sulla vicenda «Eni-Petromin»;7) Il tentativo di «rovesciare" Craxi dalla segreteria del Psi; 8) La vicenda del «Conto Protezione»; 9) «Verso altri non c'è la medesima attenzione e spasmodica ricerca del particolare»;10) «Si ripetono cose che, a furia di ripeterle, diventano vere»;11) Il suicidio del tenente-colonnello Luciano Rossi; 12) Il tentato suicidio di Calvi nel carcere di Lodi;13) «Non confermo né il cretino, né altro»; 14) «Ero restìo a incontri con persone che non conoscevo. Si vociferava in modo confuso su questa realtà massonica»;15)  «Martelli, invitato alla festa d'insediamento di un presidente americano, vide Gelli»;16) «Calvi? Dopo che l'ho conosciuto, l'ho incontrato diverse volte. Ma non parlava di questioni amministrative»;17) «Non mi ha mai dato l'impressione di essere del gruppo della P2»;18) «Parlava un italiano influenzato da una sorta di gergo bancario»; 19) «Lei deve tener conto di chi conta veramente nel mondo»; 20) «Non stare a perdere tempo con Craxi, perché sarà rovesciato»; 21) «Un problema insolubile? Far corrispondere entrate e spese nei partiti politici»;22) «Non so come il Pci abbia risolto il problema con Calvi. Come ha restituito i finanziamenti? Voi siete informatissimi»

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