TWENTYFOUR
Trash Talking
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Dal lunedì al venerdì, il primo daily podcast sul basket in Italia. Per chi vive di pallacanestro a ogni ora del giorno.
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Ep. 234 - Adam Silver ha ammesso che la NBA sta trattando con l'Eurolega ma ancora non si sa precisamente su cosa e gli altri passaggi di oggi 16.09.2026 11minAdam Silver rompe il silenzio al termine del Board of Governors NBA e ammette per la prima volta quello che la lega aveva smentito fino a ventiquattro ore prima, ovvero che tra NBA ed Eurolega esistono trattative in corso, mentre il progetto della lega americana in Europa procede comunque per la propria strada con sedici squadre previste e nuovi annunci attesi nelle prossime settimane, e mentre sul fronte domestico l'espansione verso Las Vegas e Seattle resta in attesa di una decisione entro la fine dell'anno. Nella stessa conferenza stampa, poi, arriva il momento più spiazzante di tutta la riunione: interrogato dal Pablo Torre il cui podcast ha fatto esplodere il caso Clippers, il Commissioner riconosce che i giornalisti riescono a fare cose precluse agli investigatori tradizionali e confessa che su Mark Walter, oggi, non sa nulla di più di quanto sapesse quando la lega lo sottopose ai controlli prima di consegnargli i Los Angeles Lakers. E da Atlanta arriva infine la notizia più bella della giornata, perché le Dream riportano dentro la propria organizzazione Matilde Villa, cinque mesi dopo averne abbandonato i diritti e tre settimane dopo che la playmaker azzurra aveva firmato a Berlino il primo canestro italiano a un Mondiale dopo trentadue anni di assenza. Un fronte unito tra NBA ed Eurolega è davvero la soluzione migliore per il basket europeo, oppure è soltanto il modo più elegante per consegnare il continente a chi arriva da fuori? Se il capo della lega più ricca del mondo ammette che i suoi controlli non arrivano dove arriva un giornalista, quanto possiamo fidarci di chi viene ammesso nel club dei proprietari? E quella di Matilde Villa è la firma che apre finalmente le porte della WNBA a una generazione azzurra intera oppure resta un'occasione ancora tutta da conquistare? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
Ep. 233 - adesso Kawhi Leonard è ufficialmente di nuovo un giocatore dei Toronto Raptors e gli altri passaggi di oggi 15.09.2026 14minDopo due mesi e mezzo di attesa, ventiquattro ore dopo la resa pubblica di Steve Ballmer, lo scambio più discusso dell'estate si chiude finalmente: Kawhi Leonard torna ai Toronto Raptors rinunciando persino al proprio premio di cessione, mentre ai Clippers vanno Brandon Ingram, Gradey Dick e le uniche scelte al Draft rimaste a una franchigia che ha dilapidato un decennio di futuro per tre sole serie di playoff vinte. A New York, intanto, il consiglio dei proprietari NBA affronta due giorni densi come non lo erano da anni, tra il silenzio che Adam Silver deve finalmente rompere sul caso Clippers, la corsa all'espansione tra Seattle e Las Vegas, la spinta su NBA Europe e la smentita sull'ipotesi che la lega americana voglia comprarsi l'Eurolega, il tutto mentre a rappresentare Los Angeles siede un vice governatore il cui nome era comparso nell'inchiesta che ha fatto scoppiare tutto. E infine, le parole di Danilo Gallinari su Kawhi Leonard fanno il giro del mondo nel modo peggiore possibile, cioè private del contesto, del tono e soprattutto della storia di un giocatore che in sedici stagioni di NBA ha passato quasi cinquecento partite a guardare gli altri giocare. Il ritorno a Toronto, per un trentacinquenne reduce dalla miglior stagione offensiva della carriera, può davvero riportare i Raptors dove erano nel 2019, o arriva semplicemente troppo tardi per entrambi? Cosa dirà Adam Silver oggi, quando dopo quasi tre settimane di silenzio dovrà spiegare pubblicamente le ragioni della sanzione più pesante mai comminata a una squadra? E quanto siamo disposti ad ammettere che il modo in cui una frase viene detta conti almeno quanto la frase stessa, prima di trasformare una battuta tra fratelli in un caso internazionale? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
Ep. 232 - il quinto titolo mondiale di Team USA femminile porta la sua imbattibilità ai Mondiali a 7.298 giorni e gli altri passaggi di oggi 14.09.2026 14minIl quinto titolo mondiale consecutivo degli Stati Uniti arriva alla Uber Arena di Berlino al termine di una finale che per un tempo intero è stata saldamente in mano alla Francia, prima che un secondo tempo chiuso sul 54 a 24 spegnesse il sogno transalpino e consegnasse a Breanna Stewart un premio di miglior giocatrice che certifica una carriera senza sconfitte nelle competizioni che contano, mentre l'imbattibilità iridata americana tocca i 7.298 giorni. Steve Ballmer, intanto, compie la marcia indietro più clamorosa dell'estate: undici giorni dopo aver definito caccia alle streghe l'indagine della NBA, il proprietario dei Clippers annuncia di aver pagato i trenta milioni di multa, di accettare integralmente le sanzioni e di rinunciare a qualunque azione legale, chiedendo scusa a tifosi, dipendenti e colleghi proprietari a poche ore dal consiglio della lega e a pochi giorni dall'apertura dell'indagine penale del Dipartimento di Giustizia. E dopo essere stato accostato a uno dei due nuovi progetti romani, Ettore Messina sceglie di cambiare aria e continente, entrando come consulente nello staff degli Atlanta Hawks allenati da quel Quin Snyder che quindici anni fa gli faceva da assistente al CSKA Mosca. Con nove esordienti assolute in dodici convocate e con due stelle rimaste a casa per infortunio, questo gruppo americano ha davvero ancora il margine che tutti gli riconoscono o il resto del mondo si è avvicinato più di quanto il punteggio finale racconti? Le scuse improvvise di Steve Ballmer sono un atto di responsabilità verso la propria comunità o una mossa dettata dalla comparsa dei procuratori federali e dalla speranza di vedersi alleggerire la condanna? E la scelta di Ettore Messina di ripartire dal campionato più competitivo del mondo, invece che da un progetto italiano in costruzione, dice qualcosa su di lui o dice qualcosa sullo stato della nostra pallacanestro? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
Ep. 231 - a Roma il derby tra le due nuove squadre di pallacanestro della città è già cominciato a colpi di advisor e gli altri passaggi di oggi 11.09.2026 13minLa corsa agli annunci tra le due nuove squadre della Capitale trasforma un derby non ancora nato in una gara di giocata lontano dal parquet, con la Maxima che porta Francesco Totti e Ciro Immobile dentro un progetto impegnando per la sola firma dell'ex capitano giallorosso più della metà di quanto speso per costruire l'intera squadra, e con il Basketball Club Roma che ventiquattr'ore dopo replica arruolando nel proprio comitato consultivo Bryan Colangelo e Chris Mullin, accanto a Sergio Scariolo e a quel Valerio Bianchini che nel 1983 vinse l'unico scudetto della storia cestistica romana. Il 5 ottobre i proprietari dei club di Eurolega si riuniranno intanto a Villa d'Este, sul lago di Como, per un summit organizzato dall'Olimpia Milano in cui si deciderà se il basket europeo debba costruirsi da solo il proprio modello a franchigie, con undici candidati già preselezionati e quasi settecento milioni di euro di offerte sul tavolo, oppure aprire le porte a una possibile acquisizione da parte della NBA. E a una settimana esatta dalla sanzione più pesante nella storia della lega, il caso Kawhi Leonard esce definitivamente dal perimetro sportivo: il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un'indagine penale, la procura federale di Brooklyn ha già emesso una citazione a comparire, e adesso in gioco non ci sono più soltanto scelte al Draft e multe milionarie. Le grandi firme arrivate a Roma sposteranno davvero l'attenzione della città verso la pallacanestro o resteranno testimonial pagati a peso d'oro in un progetto ancora tutto da costruire? Il summit sul lago di Como consegnerà all'Europa un modello finalmente autonomo e sostenibile oppure segnerà l'inizio della resa definitiva alla lega americana? E Steve Ballmer, che aveva promesso battaglia contro la NBA con ogni mezzo a disposizione, manterrà la stessa linea adesso che dall'altra parte del tavolo si è seduto un procuratore federale? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
Ep. 230 - il talento nostro è l'anima e gli altri passaggi di oggi 10.09.2026 17minL'eliminazione delle Azzurre per mano dell'Australia chiude un Mondiale in cui l'Italia è tornata tra le prime dodici del pianeta dopo trentadue anni di assenza, e lo fa nel modo più crudele possibile: ventisei punti di svantaggio ribaltati fino all'ottanta pari con una tripla da nove metri di un'esordiente di ventidue anni, e un ultimo appoggio al tabellone che si ferma sul ferro prima di uscire, mentre coach Capobianco consegna a fine partita la frase che racconta questo gruppo meglio di qualunque tabellino. La sanzione più pesante nella storia della NBA chiude intanto dodici anni di un rapporto che era cominciato nel modo opposto, con un commissioner appena insediato che definiva Steve Ballmer il proprietario assolutamente perfetto e con il proprietario più ricco dello sport americano che ripuliva l'immagine della franchigia più derisa della lega, prima di ritrovarsi sospeso per un anno da un'indagine che ha finanziato lui stesso. E l'apertura in due giorni dei negozi di figurine di Mo Bamba e Cooper Flagg, dentro una corsa che ha già arruolato Tom Brady, Lewis Hamilton, Jay-Z e i proprietari di mezza NBA, svela un movimento molto più profondo di una semplice moda del momento. Questa Nazionale, capace di sfiorare l'impresa contro gli Stati Uniti e di rimontarne ventisei all'Australia, ha davvero ricostruito le fondamenta per tornare stabilmente ai piani alti del basket mondiale? Steve Ballmer considererà quanto accaduto una punizione da accettare o un tradimento da portare davanti a un tribunale, trasformando il caso nella prova più dura della gestione di Adam Silver? E gli atleti che oggi si comprano i negozi in cui vengono vendute le loro stesse figurine stanno inseguendo una passione oppure stanno prendendo posizione, con largo anticipo, dentro un mercato destinato a valere sempre di più? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
Ep. 229 - se anche il giocatore più ricco e influente della NBA si accompagna a Polymarket e gli altri passaggi di oggi 09.09.2026 25minLo spot patinato girato nel quartier generale di Polymarket sancisce l'ingresso di LeBron James nell'universo dei mercati predittivi, e arriva nel momento più delicato che la lega ricordi sul fronte delle scommesse, tra radiazioni a vita, arresti dell'FBI e un'inchiesta federale che dal professionismo si è ormai allargata al basket universitario, mentre la piattaforma appena sposata è la stessa su cui in un solo anno hanno vinto un soldato delle forze speciali che sapeva dove trovare Maduro e un ingegnere informatico che conosceva in anticipo le tendenze di ricerca di Google. Il ritorno di Kawhi Leonard ai Toronto Raptors resta intanto inspiegabilmente congelato a una settimana dalla sentenza che avrebbe dovuto sbloccarlo, con i ruoli capovolti rispetto a luglio e una dirigenza decapitata dalle sospensioni che frena l'unica operazione capace di restituire ai Clippers un minimo di futuro, mentre il giocatore si allena a Miami con compagni che formalmente non sono ancora i suoi. E i Lakers annunciano infine la statua di Phil Jackson, l'allenatore più vincente nella storia di questo sport, con un comunicato firmato da Jeanie Buss proprio nelle settimane in cui la sua famiglia sta uscendo per sempre dalla proprietà della franchigia acquistata dal padre nel 1979. Se persino l'atleta in attività più influente e più ricco del mondo decide di mettere la propria faccia accanto a una piattaforma di mercato predittivo, quale margine resta alla lega per pretendere che i suoi giocatori ne stiano alla larga? Il ritardo dei Clippers è davvero soltanto una questione di organigrammi da ricostruire, oppure è il primo segnale della battaglia legale che Steve Ballmer ha promesso di combattere con ogni mezzo a disposizione? E il tributo a Phil Jackson verrà ricordato come il gesto più giusto di una dinastia che ha governato Los Angeles per quarantasette anni o soltanto come il suo ultimo atto? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
Ep. 228 - è sempre il momento di tifare le Azzurre dell'Italbasket ma adesso ancor di più e gli altri passaggi di oggi 08.09.2026 18minLa sconfitta contro le torri cinesi condanna l'Italia al terzo posto del girone e alla via più tortuosa verso i quarti, con le Azzurre svuotate dopo l'impresa sfiorata contro Team USA appena ventiquattro ore prima e attese domani sera dallo spareggio secco contro un'Australia terza nel ranking mondiale e reduce da sei medaglie nelle ultime sette edizioni iridate. Il ritiro di Russell Westbrook, arrivato in una calda giornata d'agosto senza che nessuno gli avesse offerto un contratto, apre intanto il capitolo più significativo dell'intera estate NBA: la lenta e silenziosa fine dell'era del player empowerment, con veterani del calibro di DeRozan, Klay Thompson e Ben Simmons accasati dove capitava e con il secondo apron che ha restituito ai proprietari un potere che sembrava perduto per sempre, mentre i Timberwolves cambiano padrone e Portland si gioca la permanenza in città in una trattativa da oltre mezzo miliardo di fondi pubblici. E l'addio di Cathy Engelbert alla WNBA, dopo sette anni di crescita record e di rapporti logorati con le giocatrici, consegna a chi verrà dopo di lei una lega finalmente guardata da tutti e proprio per questo diventata terreno di caccia per personaggi come Enes Kanter Freedom. Questa Italia, capace di tenere gli Stati Uniti a cinquantacinque punti e poi di crollare il giorno seguente, avrà la lucidità per superare una corazzata come l'Australia in quaranta minuti da dentro o fuori? La stagione che verrà segnerà davvero la fine definitiva del potere contrattuale dei giocatori o il sindacato riuscirà a ribaltare i rapporti di forza alla scadenza del 2028? E il prossimo commissioner della WNBA saprà proteggere il campionato da chi ne sfrutta la crescita per ritagliarsi un istante di visibilità, oppure questi episodi diventeranno il prezzo inevitabile del successo? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
Ep. 227 - tutto ciò che c'è da sapere su ogni cosa accaduta in un agosto in cui cestisticamente è successo di tutto e gli altri passaggi di oggi 07.09.2026 43minIl pugno di ferro calato da Adam Silver sui Los Angeles Clippers chiude dopo dodici mesi esatti l'inchiesta più rovente della storia recente della lega, con cinque prime scelte cancellate, la multa più salata mai comminata a una franchigia e la sospensione di Steve Ballmer, mentre il verdetto restituisce a Pablo Torre e al suo Pulitzer una legittimazione clamorosa. Sull'altra sponda di Los Angeles i Lakers passano di mano per la seconda volta in quattordici mesi, con la cessione record a Bob Iger e Josh Kushner che consuma definitivamente la dinastia dei Buss in una battaglia legale tra fratelli, mentre a Springfield la Hall of Fame consacra nove immortali e la pallacanestro tutta saluta Don Nelson, l'uomo che aveva inventato con decenni di anticipo il gioco che oggi praticano tutti. L'Italia femminile torna intanto su un palcoscenico mondiale dopo trentadue anni di assenza e a Berlino sfiora l'impresa contro il superteam a stelle e strisce, mentre a Roma l'estenuante telenovela della panchina si chiude lontanissimo da come era cominciata. E sullo sfondo la corsa miliardaria alle franchigie di NBA Europe e la rivoluzione delle licenze in Eurolega ridisegnano l'intera geografia del basket continentale, tra le offerte oltre il miliardo per Londra e una SuperCup nata ad Abu Dhabi e già in dubbio. La linea durissima tracciata da Silver riuscirà a scoraggiare per sempre chi pensa di poter aggirare il tetto salariale o la potenza di fuoco legale dell'uomo più ricco dello sport americano finirà per ridimensionare la condanna, come già accadde ai Timberwolves un quarto di secolo fa? Questa Italia, capace di tenere gli Stati Uniti a cinquantacinque punti, è la squadra che può riportarci stabilmente nella parte alta del basket mondiale? E il nuovo assetto europeo, con la NBA che bussa alla porta e l'Eurolega che si blinda, porterà al nostro continente il salto di qualità che tutti aspettano o soltanto una guerra combattuta a colpi di miliardi? Dimmi la tua nei commenti, segui TWENTYFOUR per non perderti mai una puntata e, se ti va, lascia la recensione che ritieni più opportuna, aiuterai questo progetto a crescere. TWENTYFOUR è gratuito, ed è la cosa a cui tengo di più. Se ti va, e solo se ti va, puoi sostenerlo con un caffè: buymeacoffee.com/twentyfour. Mi aiuterai a mantenerlo così. Buon ascolto e buona pallacanestro a tutti. -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 25 | LA PELLE | Kevin Garnett: tutto è possibile 04.09.2026 19minDovevano essere ventiquattro, come i secondi di un possesso e come il nome di questo podcast. Ne sono venticinque, perché l'ultima non poteva che essere la sua: da dodici anni la faccia nel logo di Trash Talking è quella di Kevin Garnett, e oggi finalmente vi racconto perché. Il ragazzo di Mauldin che nel 1995 saltò il ponte che nessuno saltava da vent'anni, dal liceo dritto al Draft, aprendo la strada a Kobe, McGrady e LeBron; il contratto da 126 milioni che contribuì a far esplodere una serrata; la pelle del lupo, il petto percosso, il trash talk più temuto della sua generazione; l'MVP del 2004, l'Ubuntu di Boston e l'urlo coi coriandoli addosso: anything is possible. E poi il segreto che in pochi conoscono: il ventuno non era il suo numero. Era quello di un idolo diventato compagno, e poi diventato una ferita che non si chiude, una notte di maggio del 2000, di ritorno dalla festa per i suoi ventiquattro anni. Con un epilogo arrivato tre settimane fa, che chiude il cerchio meglio di qualunque sceneggiatura. Ultima puntata dell'estate, con i ringraziamenti a chi l'ha resa possibile. LA PELLE (5/5) - quanto costa rimanere se stessi. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 24 | LA PELLE | Maya Moore: ventitré 03.09.2026 13minTre atti per la storia più straordinaria dello sport contemporaneo. Atto primo: la macchina da vittorie, 150 partite vinte e 4 perse al college, una striscia record di 90, quattro titoli in sette stagioni a Minnesota, un MVP, due ori olimpici, prima cestista donna della storia firmata da Jordan Brand, che nel presentarla parlò - profeticamente - del segno che avrebbe lasciato fuori dal campo. Atto secondo: la scelta, a ventinove anni, all'apice, Maya Moore appende la maglia per una sola causa: liberare Jonathan Irons, arrestato a sedici anni e condannato a cinquanta in un processo senza uno straccio di prova fisica. Atto terzo: il cancello che si apre il 1° luglio 2020, lei in ginocchio, il matrimonio, un figlio, la maglia al soffitto e la Hall of Fame. E un numero che lega tutto, due volte: il ventitré. LA PELLE (4/5) - quanto costa rimanere se stessi. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 23 | LA PELLE | Mahmoud Abdul-Rauf: tiri liberi 02.09.2026 12minDue voci per un uomo solo: il corpo e la volontà. Quello di Chris Jackson, ragazzino di Gulfport, Mississippi, si muoveva da solo - il collo che scattava, i gesti ripetuti fino alla perfezione - e nessuno seppe dargli un nome fino ai diciassette anni: sindrome di Tourette. Nel frattempo la scuola lo puniva e lo spostava nelle classi differenziali. La volontà ne fece il miglior rookie nella storia del basket collegiale americano e poi il tiratore di liberi più preciso della sua epoca, due volte il migliore dell'intera NBA. Poi gli fece scegliere una pelle nuova: l'Islam, e un nome nuovo, Mahmoud Abdul-Rauf. Finché, nel marzo 1996, scelse un solo movimento, non alzarsi per l'inno, e quell'unico gesto libero gli costò tutto: la sospensione, le minacce di morte, l'esilio a ventinove anni, una casa bruciata nel Mississippi. Vent'anni prima di Kaepernick, che nel 2022 ha pubblicato la sua autobiografia. LA PELLE (3/5) - quanto costa rimanere se stessi. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 22 | LA PELLE | Dennis Rodman: guardatemi 01.09.2026 13minUna fanzine punk letta ad alta voce: dodici frammenti per l'uomo più guardato e meno visto della storia del basket. Dennis Rodman raccontato per strappi: il padre sparito nelle Filippine, il ragazzo di un metro e ottanta tagliato per quattro anni dalla squadra del liceo, gli orologi rubati all'aeroporto per farsi degli amici e la madre che gli prepara la valigia e lo caccia, i venti centimetri cresciuti in un anno, il ragazzino dell'Oklahoma che gli ridà una famiglia, la notte del fucile nel parcheggio in cui "morì l'impostore", i capelli semaforo, il vestito da sposa sulla Fifth Avenue, i tre titoli coi Bulls e la fuga a Las Vegas interrotta da Jordan in persona, le lacrime di Springfield. Fino agli ultimi due frammenti, i più difficili: una figlia con l'oro olimpico al collo, il contratto più ricco del suo campionato e una frase che nessun colore può coprire. LA PELLE (2/5) - quanto costa rimanere se stessi. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 21 | LA PELLE | Allen Iverson: l'inchiostro non si cancella 31.08.2026 13minSi apre l'ultimo capitolo, e si apre in un'aula di tribunale. Perché la storia di Allen Iverson comincia con un processo vero - a diciassette anni, una rissa in una sala da bowling della Virginia, e una legge nata dopo la guerra civile per proteggere i neri dai linciaggi, riesumata per condannare lui - e prosegue con un processo lungo una carriera: quello alle sue treccine, ai suoi tatuaggi, alla sua musica, alla sua pelle. TWENTYFOUR Stories lo racconta come un'arringa difensiva: il crossover su Jordan, l'MVP più basso della storia, i quarantotto punti e lo scavalcamento di Tyronn Lue, la verità dietro la conferenza stampa più fraintesa di sempre, la copertina in cui la sua stessa lega gli cancellò i tatuaggi, il dress code del 2005 e il ribaltamento finale: l'imputato diventato il precedente di un'intera generazione. Si apre LA PELLE. LA PELLE (1/5) - quanto costa rimanere se stessi. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 20 | LA FAME | Pat Riley: the disease of more 28.08.2026 13minGiugno 1987, alla parata per il quarto titolo dei Lakers l'allenatore coi capelli all'indietro prende il microfono e fa la cosa che nello sport non si fa mai:"vi garantisco che l'anno prossimo vinceremo di nuovo". Manterrà quella promessa. Ma la vera eredità di Pat Riley è un'altra: è stato lui a dare un nome alla forza che raccontiamo da una settimana, definendola una malattia, the disease of more, la malattia del di più per cui "il successo è spesso il primo passo verso il disastro". Dal padre eterno giocatore delle minors, quattro partite in Major League e basta, alla finale NCAA persa contro la Storia, dalle tre vite prima della panchina allo Showtime, dai Knicks alla Miami dei nove anelli complessivi. Fino al 22 febbraio 2026, quando i Lakers gli hanno svelato una statua accanto a quella di Kobe. E a quest'estate in cui, a 81 anni, si è preso Giannis Antetokounmpo. Il capitolo sulla fame si chiude con il suo medico. LA FAME (5/5) - o mangi, o vieni mangiato. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 19 | LA FAME | Dirk Nowitzki: l'uomo che rimase 27.08.2026 12minUna palestra di Würzburg, 1993: un adolescente goffo di quasi due metri incrocia un ex capitano della nazionale tedesca che fa il fisico e paragona il basket al jazz. Nasce il sodalizio più strano di questo sport: niente pesi o schemi ma tiri dopo una piroetta, scherma, palleggi a ritmo di sassofono, notti a dormire in palestra e un calcolo preciso: la parabola perfetta a 47 gradi, da cui nasce il fadeaway su una gamba che cambierà il gioco. Questa è la storia di Dirk Nowitzki e di Holger Geschwindner: l'umiliazione del 2006, il trofeo di MVP ricevuto da eliminato, la vendetta del 2011 contro i Big Three di Miami - giocata con un dito lacerato e trentotto e mezzo di febbre - ventuno stagioni in una sola maglia, record assoluto, e una statua con incisa la frase che li riassume entrambi: loyalty never fades away. LA FAME (4/5) - o mangi, o vieni mangiato. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 18 | LA FAME | Manu Ginobili: i penultimi saranno i primi 26.08.2026 10minNotte del Draft 1999: mentre a Washington scorrono i cinquantotto nomi, un ragazzo argentino di ventun anni dorme in un albergo in Brasile, ignaro di tutto. Gioca in serie A2 a Reggio Calabria, e in diretta tv il suo cognome devono sillabarlo. Lo sceglie San Antonio con la penultima chiamata, la cinquantasettesima: svegliato dal suo allenatore, risponde "sei sicuro?". Questa è la storia di Manu Ginóbili: il Grande Slam con la Virtus Bologna, l'oro di Atene 2004 strappato agli Stati Uniti da MVP, l'eurostep regalato al mondo, e la rinuncia che nessuna superstar aveva mai fatto: più di 700 partite iniziate in panchina, per scelta, in cambio di quattro anelli. La fame che divora perfino l'ego. LA FAME (3/5) - o mangi, o vieni mangiato. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 17 | LA FAME | Sabrina Ionescu: 2/24/20 25.08.2026 10min24 febbraio 2020: la mattina, Sabrina Ionescu - ventidue anni, unica studentessa a cui sia stato chiesto di parlare - sale sul palco dello Staples Center davanti a ventimila persone e a Michael Jordan, per l'addio al suo mentore Kobe Bryant e a Gianna, l'allieva con cui costruiva il futuro del basket femminile. La sera, dopo un volo charter e il vomito nello spogliatoio, scende in campo contro Stanford e diventa la prima nella storia del college, tra uomini e donne, a raggiungere duemila punti, mille assist e mille rimbalzi. Nel giorno che il destino e il calendario avevano segnato insieme: 2/24/20, il numero di Gigi, quello di Kobe, il suo. La cronaca delle ventiquattro ore in cui la fame passò di mano. LA FAME (2/5) - o mangi, o vieni mangiato. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 16 | LA FAME | Kobe Bryant: ossessione 24.08.2026 22minOggi è il 24 agosto: il Kobe Day, l'8 e il 24 messi in fila. E oggi TWENTYFOUR Stories rompe il format: niente narratore, una lettera, letta al suo destinatario, scritta in italiano perché Kobe Bryant l'italiano non lo capiva, lo custodiva nel cuore: l'aveva imparato da bambino tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia, e l'ha parlato perfino sul palco degli Oscar. Una lettera che cammina all'indietro: dalle due statue di Los Angeles ai 60 punti dell'addio, dai liberi segnati su un tendine d'Achille spezzato alle palestre vuote delle 4 del mattino, fino al bambino di sei anni che scavalcava il balcone di casa per andare a tirare nel campetto dell'oratorio. La storia della fame più famosa dello sport mondiale e del posto dov'è nata. Si apre LA FAME. LA FAME (1/5)- o mangi, o vieni mangiato. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 15 | LE FERITE | DeMar DeRozan: dalle crepe passa la luce 21.08.2026 8minNotte tra il 16 e il 17 febbraio 2018, Los Angeles: mentre la città festeggia l'All-Star Weekend, DeMar DeRozan - quattro volte All-Star, idolo di Toronto, cresciuto a Compton imparando a spingere giù tutto quello che sente - è solo in una stanza d'albergo con la porta chiusa a chiave. Alle tre di notte prende il telefono e scrive su Twitter sette parole. Questa è la storia della ferita che non si vede in nessuna radiografia, dell'uomo che per primo la mise per iscritto davanti a tutti e di come quella crepa abbia cambiato per sempre il modo in cui il basket parla di salute mentale. La settimana delle FERITE si chiude con quella invisibile. LE FERITE (5/5) - quello che il dolore lascia, quando smetti di sanguinare. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour -
TWENTYFOUR STORIES Ep. 14 | LE FERITE | Pete Maravich: la pistola che sparò due volte 20.08.2026 9minNel 1974 un ragazzo di ventisei anni, il giocatore più spettacolare del mondo, pronuncia davanti a un giornalista una frase destinata a diventare leggenda: "Non voglio giocare dieci anni nella NBA e poi morire d'infarto a quarant'anni." Pete Maravich giocherà esattamente dieci stagioni. E il 5 gennaio 1988, a quarant'anni, crollerà su un parquet per un arresto cardiaco un minuto dopo aver detto "mi sento benissimo". Questa è la storia di Pistol Pete: i 44,2 punti di media al college senza linea da tre, il padre-demiurgo, la caduta, la pace ritrovata e l'autopsia che rivelò la ferita più nascosta di tutte. LE FERITE (4/5) - quello che il dolore lascia, quando smetti di sanguinare. TWENTYFOUR, così come TWENTYFOUR Stories, è gratuito: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, tutto l'anno. Se ti va, puoi sostenerlo con un caffè al link qui sotto. Mi aiuterai a tenerlo così: gratuito, per tutti. buymeacoffee.com/twentyfour
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